ÜBERTROLLING UNIVERSITARIO

kon-igi:

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Questa è molto cattiva e la racconterò modificandone alcuni aspetti, descrizioni e luoghi ma lasciando inalterata la morale retrostante.
Correva l’anno 1994 e avevo questa compagna di corso non troppo sveglia che abitava nel nostro stesso appartamento. 
Ad essere onesti, non erano immeritati gli strali di presa di culo che puntualmente le scagliavamo addosso perché la sua cerebrospaesataggine era per noi sovente fonte di guai.
Per esempio, avete presente che sulle confezioni di assorbenti c’è il disegnino del water barrato? Ecco, lei credeva che non si potesse andare al wc mentre li si indossava. D’altro canto quelli usati li buttava sempre nel cesso e poi toccava a noi altri spomare il tutto.

Una sera d’inverno, torna a casa piangente ed in panico, perché l’unica volta che ha fatto un tiro da una canna, è passata una volante dei carabinieri e lei è sicura che l’abbiano vista e che la denunceranno.
E qui germina il Seme del Fiore del Male.
Mi procuro una macchina da scrivere (a quei tempi le stampanti erano roba rara) e dattilografo una lettera con un linguaggio formale il cui testo faceva più o meno così:

CASERMA DEI CARABINIERI DI ***************

Durante un giro di pattuglia la Sig.na ******** è stata notata mentre assumeva sostanze stupefacenti in compagnia di pregiudicati, per la quale ragione si procederà a perquisizione nella sua sua abitazione in via….[e qui metto l’indirizzo della sua casa dove abitava con i suoi].

Intaglio in una gomma da cancellare un simbolo con una stella cerchiata, modello bollo militaresco ufficiale, riempo la lettera di timbri, la metto in una busta e la ficco nella cassetta della posta dell’appartamento in cui eravamo in affitto.

Sorvolo sulla sceneggiata che ebbe luogo quando la sventurata trovò ed aprì la busta, ma tutti quanti mossi da animo gentile, le consigliammo di andare dai carabinieri a costituirsi, ad ammettere le proprie colpe e a chiedere clemenza.

Lo fece. E la reazione del maresciallo è ancora narrata negli annali del paese.

Non volevo creare un cliff hanger narrativo, intendevo solo calare un immaginario velo pietoso e non fare io la figura dello spietato.
Il fatto è che, senza che io lo sapessi, la tizia aveva effettivamente un tocco di hashish in suo possesso (non chiedetemi con che coraggio girasse con quella che per lei era una condanna all’ergastolo in tasca) e la prima cosa che fece una volta entrata nell’ufficio del Maresciallo è stato lanciarglielo sulla scrivania e cominciare a piangere ed urlare che LEI NON LO AVREBBE FATTO MAI PIUUUU’…PER FAVORE, DI NON ARRESTARLAAAAAA!!!
Le voci di paese dicono che il Maresciallo non si scompose, prese il pezzetto di hashish tra le dita, lo sbriciolò, lo annusò e se ne uscì con l’epitaffio alla dignità umana della mia compagna d’università:
— Signorina, quanto lo ha pagato questo dado Knorr impastato con Nesquik? 

Negli anni a venire, nei momenti di tristezza e di sconforto, mi ha aiutato molto immaginare che il maresciallo abbia aggiunto — SIGNORINA, NON LA POSSO ARRESTARE SOLO PERCHE’ CUCINA DI MERDA…