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tudelmionullachenesai:

«Se si vuole discutere seriamente di politica e tecnologia (…) bisogna evitare una versione riduttiva dell’una e dell’altra. Gli strumenti resi disponibili dalle diverse tecnologie dell’informazione non debbono essere considerati soltanto come mezzi che rendono possibile un voto sempre più facile, rapido, frequente. Così verrebbe accolta una visione ristretta della democrazia, vista non come un processo di partecipazione dei cittadini, ma solo come una procedura di ratifica, come un perpetuo gioco del sì e del no, giocato da cittadini che tuttavia rimangono estranei alla fase preparatoria della decisione, alla formulazione delle domande alle quali dovranno rispondere. Il mutamento concettuale e politico è evidente. La democrazia diretta diventa soltanto democrazia referendaria e, all’orizzonte, compare piuttosto la democrazia plebiscitaria»

— Stefano RO-DO-TA’

Stefano Rodotà è troppo giovane (nell’animo), onesto, saggio, giusto, attento, curioso e vivo perché sia apprezzato dal complesso politico-mediatico-industrialotto che detiene il potere oggi in Italia. Rodotà, insomma, è troppo evoluto per questo contesto sociale.

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