Era un avvertimento

Le statue di gesu’ a Fiesole, non sono li per bellezza.

Sono un avvertimento.

Preannunciano le volte che invocherai il suo nome, eventualmente abbinato a vari mammiferi della famiglia dei canidi, se proseguirai per quella strada.

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Ti troverai a scarpinare per salite che violano le leggi della fisica, degne di un quadro di Escher.

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E ti dici: “vabe’, e’ un pezzettino, da li alla curva ce la posso anche fa”. Errore. Perche dopo la curva, la stradina diventa vicolo, e la pendenza aumenta. E la salita continua.

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E continua.

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Alla fine pensi di essere arrivato in cima, quando trovi un breve tratto pianeggiante.

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Errore, grave errore. Le salite di Fiesole sono come quelle di Siena, non finiscono mai.

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Non ci sono discese a Fiesole, ci sono solo salite di diverse pendenze.

Su l’arce onde mirò Fiesole al basso,
dov’or s’infiora la città di Silla,
stagnar livido l’Arno, a lento passo
richiama i francescani un suon di squilla.

Su le mura, dal rotto etrusco sasso
la lucertola figge la pupilla,
e un bosco di cipressi a i venti lasso
ulula, e il vespro solitario brilla.

Ma dal clivo lunato a la pianura
il campanil domina allegro, come
la risorta nel mille itala gente.

O Mino, e nel tuo marmo è la natura
che de’ fanciulli a le ricciute chiome
ride, vergine e madre eternamente.

G. Carducci