Il dato impressionante è che il turpiloquio sta ormai divenendo la forma esclusiva di colloquio e di eloquio, il surrogato stenografico di ogni possibile ragionamento. Non è una manifestazione più moderna, sbrigativa e popolaresca di interloquire, ma è il rifiuto di dialogare, di pensare e di riflettere. Mandare qualcuno affanculo, bollarlo di escremento, dipingerlo come cadavere ambulante preclude ogni risposta, nega qualsiasi discorso: come posso discutere con un mucchio di feci, con un membro virile, con le gonadi, con un morto?
Non è una maniera incivile di rapportarsi, è una maniera a-civile, che nega la natura stessa di ogni possibile civiltà. Segnala quello che vediamo ogni giorno, che leggiamo negli Asocial Network, nei blog, vale a dire la atrofia del pensiero sostituita dal pernacchio e dall’insulto che non permetta replica, perché tradisce la paura di ricevere una risposta che spiazzi o costringa a ripensare. È la manifestazione della collettiva regressione italiana a una fase di infantilismo che richiederebbe non un leader politico per essere risolta, ma uno psicoanalista.

Vittorio Zucconi ( via Taci, stronzo)