Ovviamente, quando andai a chiedere cosa volessero fare (1) mi mostrarono il modo precedente di procedere. Un dipartimento (se non sbaglio “modellistica”) si occupava di costruire dei modellini stracolmi di sensori, che poi venivano immersi nell’acqua di appositi canali artificiali. Un’idrovora, consumando quantita’ di energia oscene, iniziava a pompare acqua per simulare la velocita’, e puf: questa era la “vecchia” maniera di fare fluidodinamica degli scafi.
Il giovane inggniuere che voleva invece fare calcolo aveva le idee piu’ chiare: un modellino poteva essere lungo anche 40 metri (sic!) per navi molto grandi, e costruire un oggettino in legno di 40 metri costava piu’ di qualsiasi cifra si volesse spendere in un calcolatore.
Ora, immaginate cosa pensavano di tutto questo i signori del dipartimento di “modellistica”. Passavano tutto il tempo a decidere come modellare meglio un dato scafo, come testarlo, come manipolare i dati di questi sensori, eccetera. Erano gli stregoni del prototipo.
Chiaramente, quando una cosa del genere arrivo’, e si diffuse la notizia che lo strumento del demonio poteva finire una simulazione prima che altri avessero iniziato a scegliere il legno (sic!) con cui fare il modellino, ci fu il finimondo, e si fece di tutto per bloccare l’acquisto.
Qual’era il problema? Il problema era che una scienza (in questo caso il calcolo numerico e la simulazione) procedeva ad una velocita’ MAGGIORE rispetto ad un’altra, “la modellistica”, che invece era essenzialmente immobile da decenni.
La soluzione razionale , in molte aziende che affrontavano lo stesso problema bene, era quello di creare un unico dipartimento, diciamo “modellazione”, contenente sia modellistica che simulazione. Dopodiche’, uno dei due know-how sarebbe confluito nell’altro.
Questo nel mondo accademico e’ impossibile. Stravolgere una gerarchia fatta di favori, pompini, pubblicazioni a nome falso, citazioni reciproche, congressi fasulli? Impossibile. Inaudito.