Patente

spaam:

Avete perso la patente e vivete all’estero. Il candidato ha 6 mesi di tempo per farsene fare una copia.

Dopo aver denunciato il fatto alla polizia tedesca, fiducioso come Josef K il giorno del suo arresto, mi reco all’ambasciata italiana, il lungo braccio burocratico del mio Paese. Il tipo allo sportello, l’unico in tutta l’ambasciata, mi dice che loro non si occupano più di patenti di guida. E chi di grazia, chiedo io, si occupa di patenti? Semplice, la motorizzazione. In Italia.

Così, a giugno, trovandomi in Italia per altri motivi, tra una lasagna e una coda alla vaccinara della mamma che mi trovava sciupato, più o meno dal 1997, mi reco alla motorizzazione, per duplicare una patente persa e che mi spedisce subito affanculo indietro, perché la denuncia alla polizia tedesca non si capiva. 

Grazie a mezzo grammo di eroina e una coca zero ritrovo la pace interiore e l’uscita e mi reco al commissariato di polizia.

Dopo un’oretta di attesa, dove ogni 5 minuti passava un appuntato che gentilmente e con un filo di voce mi chiedeva “LEI CHE DEVE FARE?”, mi ritrovo davanti al capo questore in seconda o una cosa del genere, del commissariato Appio-Tuscolano de Roma.

Il tipo era un laziale (gagliardetto dietro il muro e poster della Lazio scudettata 99/00) e così, forte di una parentela che per anni aveva tentato di inculcarmi l’aquilotto nel cuore, intono subito un “Lazio, sul prato verde vola, Laaaa-zio, tu non sarai mai sola”. Il tipo ce casca subito, me prende per uno de loro al punto che s’abbracciamo stretti stretti come fossimo due vecchi amici de retata, poi butta la denuncia tedesca, ne scrive una nuova italiana e me manda in circoscrizione a fare 4 foto nuove, di cui una autenticata. Pare sia il protocollo.

Con tutta sta roba, torno alla motorizzazione dove mi rifaccio non so quante ore di attesa di cui un giorno vi racconterò e finalmente arriva il mio turno. Contento come uno che ha appena trovato parcheggio sotto casa, mollo il faldone dei documenti, pronto ad avere indietro la mia patente. Quello guarda, annuisce, tira su col naso, riguarda, se grata il naso, poi l’orecchio, poi guarda ancora, annuisce di nuovo e via così de tic in tic fino a quando esclama: “Bene, mo co tutta sta robba vai all’ambasciata italiana e te fai rilascià una patente tedesca”. 

Sbianco. Come? E quella italiana? Quella rosa con scritto “I”, quando me la ridanno? 

Il tipo sorride, ma è la nuova procedura. Così, tornato in Germania, ho questo faldone di carte e fotografie che domani porterò all’ambasciata italiana per avere, forse, una nuova patente. Tedesca.

Non so se ridere o se piangere, guarda.

Io provai addirittura a cercare di votare, quando vivevo in spagna, suscitando l’ilarita’ del tizio al consolato. A quanto pare, cercare di votare dall’estero senza averci la residenza, e’ considerato molto divertente.

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