Recensioni di film porno

spaam:

Con il film “I think you lost something, Mrs Fontana”, diamo il via a questa nuova rubrica estiva: recensioni di film porno.

Già il titolo ricorda più un film di Fulci (Non si sevizia un Paperino) che non un porno. Ma è nella sceneggiatura che si cela la vera bellezza di questo cortometraggio.

Si inizia con una Milf dentro una lavanderia a gettoni, mentre raccoglie il bucato. La camera a spalla, chiaro riferimento agli autori del Dogma Danese, fa tutta una serie d’inquadrature neorealiste, a partire dal culo nudo, ma con calze, della tipa, il dettaglio delle mutandine rosa cadute dal cesto e la faccia del protagonista, proprio accanto a lei. In una scena sola, il regista ci mostra subito i due attori protagonisti e l’oggetto (il perizoma rosa) che muoverà l’intera storia. A quel punto c’è uno stacco e ci ritroviamo fuori, direttamente nel parcheggio della lavanderia.

Qui c’è un primo dialogo, minimalista e che ricorda molto il Moretti di “Ecce bombo”: facce di profilo, corpi immobili, nessun figurante sullo sfondo.

Lui: “Ehi, ti sono cadute queste (allungandole il perizoma rosa).
Lei: “Oh my god, grazie. Come sei carino. Come sei gentile. Come posso sdebitarmi?”
Lui: “Beh, potrei darti una mano a portare quel cesto di biancheria”

Ecco, qua il regista vuole, di proposito, confondere il pubblico. Lei chiede come può sdebitarsi e lui si offre ancora di aiutarla. Poi, sul sorriso di lei in primo piano, la camera sfuma e ci ritroviamo nel salone di casa sua. Una chiara metafora della vita di Gesù: i dettagli della narrazione della sua nascita, niente in mezzo, gli ultimi istanti della sua vita, prima di morire.

La camera, a quel punto, diventa fissa, come se fossimo in un teatro vero e la fotografia ci ricorda molto quella di un “Un posto al sole”. A questo punto, lui tira fuori il suo enorme cazzo. 

È un cazzo di dimensioni bibliche, certo, ma allo stesso tempo ha uno sguardo triste e compassionevole. In alcuni primi piani ricorda un po’ il primo Brunetta, quando era ancora un semplice sottosegretario, oserei dire inutile e sognava il Nobel per l’economia. 

A questo punto iniziano a scopare e il regista utilizza la solita sequenza pompino, pecora, sborrata sulle tette, introducendo, però, un elemento di rottura. Le inquadrature sono tutte larghe e si possono vedere le facce di entrambi, nel vano tentativo di far sembrare la cosa reale. Gli sforzi di lui, le facce goderecce di lei, anziché eccitarci, ci portano a riflettere sulle condizioni dell’uomo nel XXI secolo, mentre i loro corpi scopano affannosamente.

Il film termina con il dettaglio del perizoma rosa, buttato in terra.