Alghero si ritiene una città catalana, ha una bandiera coi colori tipicamente catalani, e la gente parla una specie di catalano arcaico.

Tra i palazzi del centro, spunta la cupola colorata della chiesa di San Michele. L’architettura é molto diversa dal resto della Sardegna, qua. Facciamo un pezzo di lungomare, ammirando catpulte e balliste storiche puntate verso il largo. I bastioni ottagonali che congiungono le mura del porto, ricordano le Torres del Serrano di Valencia.
Dopo pranzo ci riposiamo un po’ nella pineta a nord della città, che scende dolce fino al mare. Poi Oppa torna a casa, e io proseguo verso Capo Caccia.
Qui, nel fianco della montagna, mare e acqua piovana hanno scavato le maestose Grotte di Nettuno. Che hanno solo un piccolo difetto : 740 scalini a picco sulla scogliera, da scendere per arrivarci.

Lo spettacolo però merita lo sforzo. molto più della Grotta del Bue Marino in ogliastra. Nonostante i cartelli che indicano il divieto di fotografare, la guida ci dice che siamo pochi, é tardi, e non lo pagano abbastanza per queste stronzate. Se non sporchiamo e non tocchiamo le rocce, possiamo fare tutte le foto he vogliamo.
Ne approfitto, e cerco di cogliere i riflessi rossastri della poca luce che filtra dal tramonto.

All’uscita mi aspettano di nuovo 740 scalini, ma stavolta in salita. Gesú.
Arrivo alla moto ansimante e stanchissimo. La guida della grotta, che ha la moto accanto alla mia, sembra fresco e riposato. Grazie, graziella, e grazie al cazzo, torna in barca lui -__-
Mi dice di stare attento e andare piano, che col buio spesso si rischia di trovare volpi, istrici e cinghiali che attraversano la strada.
Cominciavo a preoccuparmi, erano già due giorni che non vedevo riferimenti ai cinghiali.

