Montiferru e Sassarese on the road /2

Alghero si ritiene una città catalana, ha una bandiera coi colori tipicamente catalani, e la gente parla una specie di catalano arcaico. 

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Tra i palazzi del centro, spunta la cupola colorata della chiesa di San Michele. L’architettura é molto diversa dal resto della Sardegna, qua. Facciamo un pezzo di lungomare, ammirando catpulte e balliste storiche puntate verso il largo. I bastioni ottagonali che congiungono le mura del porto, ricordano le Torres del Serrano di Valencia. 

Dopo pranzo ci riposiamo un po’ nella pineta a nord della città, che scende dolce fino al mare. Poi Oppa torna a casa, e io proseguo verso Capo Caccia. 

Qui, nel fianco della montagna, mare e acqua piovana hanno scavato le maestose Grotte di Nettuno. Che hanno solo un piccolo difetto : 740 scalini a picco sulla scogliera, da scendere per arrivarci.

Lo spettacolo però merita lo sforzo. molto più della Grotta del Bue Marino in ogliastra. Nonostante i cartelli che indicano il divieto di fotografare, la guida ci dice che siamo pochi, é tardi, e non lo pagano abbastanza per queste stronzate. Se non sporchiamo e non tocchiamo le rocce, possiamo fare tutte le foto  he vogliamo. 

Ne approfitto, e cerco di cogliere i riflessi rossastri della poca luce che filtra dal tramonto. 

All’uscita mi aspettano di nuovo 740 scalini, ma stavolta in salita. Gesú. 

Arrivo alla moto ansimante e stanchissimo. La guida della grotta, che ha la moto accanto alla mia, sembra fresco e riposato. Grazie, graziella, e grazie al cazzo, torna in barca lui -__-

Mi dice di stare attento e andare piano, che col buio spesso si rischia di trovare volpi, istrici e cinghiali che attraversano la strada. 

Cominciavo a preoccuparmi, erano già due giorni che non vedevo riferimenti ai cinghiali. 

Montiferru e Sassarese on the road /1

Sveglia all’alba, zaino, colazione, e via. Oggi si va verso ovest. Prendo la 4 corsie verso Nuoro, e mi metto tranquillo sui 140. L’aria fresca del mattino diventa rapidamente gelida, addentrandosi nell’entroterra delle barbagie, nonostante i jeans e il giubbotto da moto.

Meglio così, mi tiene sveglio.

Dopo Nuoro prendo la 129. Supero Macomer, e svolto verso Bosa. La campagna è più verde da queste parti, la vegetazione bassa spontanea che cresce tra le rocce, lascia il posto a distese di ulivi e campi coltivati. 

Qua e là, tra una fattoria e un fienile, spunta un nuraghe semiabbandonato. Evidentemente da queste parti dell’entroterra, il turismo non è ancora arrivato. 

Bosa é carina, tutta colorata. I vicoli acciottolati sono pieni di striscioni: i quartieri si preparano per la prossima settimana, quando ci sarà Nostra Signora di Regnos Altos. 

Quando arrivo al mare, proseguo verso nord, direzione Alghero, su quella che si rivelerà essere una delle strade più belle di tutta la sardegna. La 49 serpeggia pigra tra montagne e scogliere, e ad ogni tornante regala panorami bellissimi. 

Arrivo ad Alghero tardi, é quasi mezzogiorno, e Oppa mi sta aspettando da un pezzo. Parcheggio la motina, e ci addentriamo nel centro in esplorazione.