Della morte e del bisogno di scherzarci sopra perché non sto piangendo, quelle sono lacrime dal ridere.

yomersapiens:

Sono stato al cimitero con mia madre, a trovare un’amica. Lei anche voleva fare la stessa cosa e guarda caso andava a trovare proprio la madre di questa mia amica. I cimiteri mi hanno sempre affascinato, fin da piccolo, una volta restai un intero pomeriggio a giocare tra le lapidi e ancora oggi, quando nessuno mi vede, batto i piedi forte per terra sperando che qualcuno la sotto mi senta. Accompagno mia madre dove doveva andare, la mia amica era ancora in una stanza in attesa di essere spostata altrove e quindi avevo già fatto, poi non so bene come ma mi capita spesso di sentire qualcosa che mi tira, una specie di filo che si srotola nella memoria. Mi allontano riconoscendo il paesaggio, la forma di una torre nel centro di una fila in granito rosa. Arrivo ad una parete di loculi che mi sembra di aver già visto una volta, la percorro con lo sguardo. Quanti visi incorniciati. A pensarci, le fototessere che ci facciamo per il passaporto o la carta d’identità, noi non ci aspettiamo che magari un giorno saranno quelle a restare per sempre sulla nostra lapide come immagine di noi. Vedevo tutte queste facce scorrere e continuavo a domandarmi se nel momento in cui la foto è stata scattata loro lo potevano immaginare dove sarebbe finita. Questo fornisce tutta una nuova dimensione alle fototessere. Cioè, io vengo sempre di merda sui documenti, forse perché le faccio nelle cabine, magari andando da un fotografo che ti dice come sorridere e tutto vengo meglio. Chissà se il fotografo ha idea di quello che sta facendo, della possibilità che quella sia la foto eterna. “Sai, se vai al cimitero troverai un sacco dei miei lavori esposti”. Questo però si può applicare alle persone scomparse anni fa, le generazioni attuali si fanno miliardi di autoscatti, sicuro in futuro sulle lapidi vedremo bocche da papera impressionate nel contesto di un cesso perché “lì sono venuta davvero benissimo”. Insomma, divagavo, ma continuavo a muovermi verso un luogo preciso. Ad un certo punto riconosco un volto, poi un nome, poi tutti i plettri che gli avevamo lasciato 8 anni fa per tenergli compagnia. Era un caro amico che purtroppo ha deciso che non gli andava di vedere cosa avrebbe potuto produrre la Apple in futuro, e si è suicidato. Quanto mi fa male dire questa parola ancora adesso, è come con Voldemort, non dire Suicidato, dì “si è tolto la vita” oppure “ci sta scaldando i posti in paradiso”. No, si dice suicidio e devo imparare a pronunciarlo senza nodo in gola. In tutti questi anni non so quante volte l’ho sognato, in quanti sogni l’ho preso a sberle, in quanti altri gli ho chiesto perché. Un anno fa più o meno mi ha detto di aver compreso d’aver fatto una cazzata, che chiedeva scusa a tutti e io non so se è andato davvero nei sogni di tutti a dirlo. Però da me c’è arrivato e io sono arrivato da lui, senza neanche ricordare che strada avevo fatto. Abbiamo sparato le solite stronzate e gli ho parlato della mia amica, gli ho detto che è nuova qua, se magari può aiutarla ad ambientarsi, lui sicuro è in un giro figo dato che era il più stupido del gruppo. Aspetto torni in sogno a dirmi che lei sta bene, così non mi preoccupo. Se magari resta un attimo in più gli chiedo pure se ha conosciuto un americano di nome Steve, che faceva computer e telefoni. Gli dico di andare a farsi spiegare cos’è un iPhone perché ok che l’ho perdonato, ma non è giusto che solo noi quaggiù ci si domandi a che cazzo serve far uscire un modello nuovo non appena ho i soldi per permettermi quello vecchio. Ah, e già che ci siete, dategli una sberla a testa da parte mia. Ma in amicizia, eh.

Ha detto il capo che adesso bisogna mettersi sotto sul serio, e se serve fare anche straordinari, perche’ questa commessa e’ troppo importante, e per fine ottobre deve funzionare tutto.

Mi sfugge un piccolo dettaglio: facevo gia’ 9-10 ore al giorno prima. Piu’ 2 di macchina per andare e tornare da lavoro, e mezz’ora di pausa pranzo. Cosa intende con “mettersi sotto sul serio”?

Devo portare direttamente il sacco a pelo in ufficio e dormire li ?