Da piccolo adoravo andare a fare spesa con mamma. Ho un età in cui posso ricordare con sufficiente lucidità il resto da 20 lire ed i cestini per la spesa, mica quelli ergonomico-rotabili, fighi e colorati che ci sono adesso, quando ero piccolo io erano di metallo con i manici in plastica unta, per cui non era difficile sbatterseli forte contro gli stinchi, ma chissenefregava tanto i pantaloni andavano con il risvolto che declassava a lividi le ferite lacero-contuse emorragiche.
Dicevo, io tenevo il cestino di ghisa e mia mamma lo riempiva man mano che ci si muoveva all’interno del supermercato, lei mi faceva ‘posalo a terra che è pesante, poi lo prendo io’ ma io niente, mi piaceva roteare con il cestino nella destra e l’altro braccio alzato, mimando un documentario che avevo visto sulla Rai (c’era solo quella) che parlava di forza centrifuga e delle tribolate che si erano fatti gli astronauti per andare sulla luna.
Una attimo, sto divagando: quella del cestino nei maroni del commesso la racconto un’altra volta. Dunque, c’erano dei prodotti che ad un bambino appena seienne parevano usciti direttamente da carosello: io adoravo i fustini di detersivo, li volevo sempre per poi poterci mettere i giochi dentro e farli così profumare, credetemi era una furbata unica: giocavi e profumavi la cameretta senza usare quei terribili aggeggi che andavano così di moda e che dentro avevano un panetto gelatinoso della consistenza di una caramella mou mescolata con una lumaca e che a detta dei grandi sapevano di fiori.
Quel fatidico giorno di un periodo prenatalizio di metà anni ‘70 il Sidis sotto casa aveva una novità: i carrelli della spesa. Erano fatti della stessa materia di un Cacciatorpediniere Imperiale, anzi no che Star Wars lo avrebbero fatto solo l’anno dopo, erano fatti di…di…di giubbotto antiproiettile, ecco. Misi subito un fustino di detersivo dentro (badate bene, i fustini erano cilindrici, mica quei parallelepipedi stondati da fighette che fanno adesso), ci misi anche quattro o cinque bottiglie di vetro di spuma (di vetro, capite? A quei tempi i dinosauri morti li si metteva solo nei serbatoi delle macchine e ho anche detto SPUMA…spuma, anni dopo scoprii che vi erano essere umani italiani che non sapevano cosa fosse LA SPUMA).
Dopodiché, approfittando di una distrazione di mia mamma che stava comprando della candeggina ACE e dell’altra strana roba da donne CAREFREE…ecco, un attimo: una piccola parentesi, allora non si diceva EIS o CHEIRFRI’ però adesso che abbiamo internet e wikipedia la gente dovrebbe aver capito; comunque, dicevo, approfitto della distrazione di mia mamma per prendere la rincorsa e lanciarmi con il carrello ad una velocità poco sotto modalità smodata: sfreccio veloce tra le scansie e riesco a controllare il carrello con piccolo movimenti del mio culetto ossuto (lo avreste mai detto vedendomi decenni dopo?) finché ad un certo punto non mi intercetta con lo sguardo il commesso dell’Apocalisse, quello a cui avevo ammaccato i testicoli solo tre giorni prima. Lui allarga le braccia con una movenza che solo anni dopo avrei riconosciuto come un bullet time ante litteram ed io do un colpo della mia piccola anca per un U-TURN dinamico: la punta del carrello, appesantita dall’inerzia del fustino di dash più l’angelico nettare spumo-vetroso, centra di sghimbescio una lunghissima fila di bottiglie di olio di oliva posizionate poco prudentemente nello scaffale in basso, fracassandole in un orgia di orgasmico succo d’oliva. L’impatto rovescia anche il carrello con conseguente squirt di spuma e mix orgiastico di polvere detersiva ad alto contenuto di fosfati e biodegradabile allo 0,7%. Ah, l’altra estremità del carello fa il bis sulle palle del malcapitato commesso. Io osservo la battaglia appena conclusasi sulla piana di Armageddon e penso: ‘Da grande voglio fare l’esplosivista!’.
Mamma, improvvisamente trasformatasi nella Gorgone, disse qualcosa che suonava melodioso come la danza della Fata Confetto eseguita da un orchestra di alcolisti in delirium tremens, pagò il conto e, una volta usciti, mi chiuse nel bagagliaio della 500.
Tumblr è una auto-coscienza collettiva in cui ripescare episodi chissà perché rimossi.