Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei (via sentenze)

flymordecai:

come può un gatto, in un’unica mossa far

precipitare due contenitori frigoverre dall’armadio (creando un suggestivo effetto esplosione-grattacielo-di-cristallo in cucina),
svuotare -nel vano tentativo di appigliarsi a qualcosa in volo- mezzo freezer (cubetti di spinaci bio esselunga, rosti di patate ikea, involtini primavera, sacchettini gelo contenenti funghi porcini from valtellina con amore, piastre eutettiche),
tagliarsi il cuscinetto in alto a destra della zampa sinistra e perdere sangue a fontana in giro ovunque per casa (corridoio albergo stuart ullman reload),
ribaltare una padella andante sul piano cottura,
avviare un mac spento,
iscriversi a tumblr come “maramao perchè sei morto”,
peggiorare la situazione del buco dell’ozono sull’antartide,
condizionare le maree,
farsi un rum e pera

e avere ancora la faccia di merda di venirmi a chiedere cibo mentre, piegata al suolo come cinderella, ramazzo e tento di salvare il salvabile, 
il nostro cibo,
la nostra vita,
il mondo.

come?

CHIEDETELO ALL’ARMANDO.

hrocr:

Diario di bordo. Data 11/10/2013.

Appena atterrato sono stato accolto dall’inno nazionale Napoletano (vedi video). La wind mi ha mandato un SMS in cui mi dava il benvenuto a Napoli e mi comunicava le cifre del roaming.
Gli abitanti del luogo sembrano cordiali, anche se non ho ancora avuto modo di sperimentare direttamente. Sono previste delle spedizioni nelle prossime ore. La mia conoscenza della lingua a livello colloquiale si ferma a “je so’ Rocco” e “a me me piace o blues” (conosco anche “accir o capitone”, ma mi viene difficile inserirla in una discussione, a meno di portarmi dietro un capitone). Per fortuna la mia guida conosce l’idioma del luogo e potrà aiutarmi nella comunicazione con la popolazione autoctona.  In questi giorni mi sono esercitato ad avere un atteggiamento il più disinvolto possibile, qualcosa che potesse dire “sono uno studente fuori sede, non ho un euro, vi prego non mi derubate”. Speriamo bene.