Ieri ho scritto una poesia su un foglio. Il foglio mi è scivolato dalle mani, è caduto e ha sfondato il pavimento fermandosi sul tavolo dell’inquilino del piano di sotto.
“Che è successo?”, ha detto l’uomo.
Io mi sono affacciato nel buco.
“Ho scritto una poesia, scusate, è colpa mia”.
“È la terza volta, questo mese”, dice.
“Faccio mettere a posto”, rispondo.
“Poesia su cosa?”, mi chiede.
“Su una ragazza”.
“Quelle sulle ragazze sono pericolose, falle sui gatti, la luna, cose così. Sono più leggere, in questo condominio è vietato”.
“Va bene”.
“Hai sentito cosa è successo all’inquilino del nono?”, dice.
“Cosa?”
“Ha letto un libro e quando è arrivato all’ultima pagina, la moglie lo ha visto trasformarsi in una bolla di vapore e sparire”.
“È spaventoso”, dico.
“La moglie ha chiuso il libro in un sacchetto di plastica e non sapendo dove metterlo, lo ha nascosto nel congelatore. Sta aspettando che il ghiaccio incolli le pagine”.
“È troppo pericoloso”, dico.
“Senti, ma tu, al posto di scrivere le poesie, non è meglio che vai con una donna vera?”, dice.
“Non sono buono con le donne vere, con le poesie è più semplice”, dico.
“Fa’ come vuoi, basta che fai aggiustare”.
(G. Solla)