Un titolo (di studi) che non c’è.

polpette:

M. tra 9 giorni partirà per uno stage di 6 mesi a Parigi; pagherà una stanza 600 euro al mese e ne guadagnerà 500, dopo 5 anni all’università Cattolica, due 110 e lode e qualche migliaio di curriculum spediti in tutto lo stivale.
P. invece, a marzo ha vinto il progetto Leonardo ed è stato 4 mesi a Berlino, ha imparato il tedesco e stanotte parte per Ratisbona, dove farà un dottorato di 3 anni. In Italia, per lui, non c’erano possibilità.
B. è fuori corso da due anni a biologia, ha dei genitori che la considerano un fallimento e un fidanzato con cui vorrebbe passare la vita. Il giorno prima del suo 25esimo compleanno partirà alla volta della Spagna, dove studierà medicina per 6 anni, e poi forse tornerà in Italia per farsi dare una pacca sulla spalla dai genitori che l’avrebbero sempre voluta medico. Poi sarà più o meno infelice per il resto della sua vita, che la vita è la sua e non di chi l’ha messa al mondo.
C’è T., che farà l’ingegnere e continuerà ad odiarsi per non avere avuto il coraggio di dare peso ai suoi sogni.
E infine A., che a 4 esami dalla laurea in ingegneria ambientale ha avuto il coraggio di dire a suo padre che non vuole fare l’ingegnere.

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