Per favore, non chiamateli nativi digitali

scarligamerluss:

Una ricerca della Bicocca smonta il mito della competenza informatica giovanile. Poiché i ragazzi usano dispositivi che si connettono in modo trasparente, invisibile, non percepiscono Internet come un’infrastruttura di base. Stanno crescendo in un mondo nel quale non solo non sanno, ma non possono smontare, smanettare, sperimentare. Tutto questo non crea nativi digitali. Polli di batteria, piuttosto

Pochi giorni fa, durante una delle mie lezioni, ho chiesto agli studenti di quinta elementare (tutti già dotati di iPad o iPod touch) se c’era per caso qualcuno di loro che non usava Internet. Si è alzata una mano. Ho chiesto al ragazzo come mai non navigasse in Rete e mi ha risposto, perplesso per la mia domanda, che lui non va su Internet. Lui usa Youtube. I suoi compagni non hanno fiatato per contraddirlo o correggerlo. Mi sono reso conto che dal suo punto di vista avevo fatto una domanda stupida.

Io non la vedo cosi’ grigia. Ci sono sempre stati i ragazzi interessati a capire come funzionano le cose, e quelli interessati solo ad usarle.

A 7 anni avevo il commodore 64, e altri amici avevano lo ZX Sinclair. Tutti si scambiavano giochini in cassetta duplicandoli col mangianastri. Io cercavo di capire il Basic, e mi chiedevo perche’ dovevo pigiare il tasto C= quando apparivano le strisce colorate, dopo il “load” e il “press play on tape”.

Quando avevo 15 anni, i miei amici truccavano il motorino per poter fare le gare a chi andava piu’ forte. Cambiavano le massette al variatore con quelle che consigliava il tizio del botteghino. Io non volevo sapere quale massette mettere. Chiedevo PERCHE’, cambiando le massette mi diminuiva la coppia ma mi aumentava la ripresa. Il motorino lo smontavo per capire come funzionava. Il farlo andare piu forte era solo un effetto collaterale: era la dimostrazione che avevo capito.

I cosiddetti nativi digitali non faranno eccezione. Ci saranno quelli interessati a usare youtube, facebok e gli altri servizi solo come servizi, appunto. E ci saranno i ragazzini che si studieranno wireshark o nmap per craccare la rete del vicino.

La curiosita’ non e’ mai stata per tutti.

Per favore, non chiamateli nativi digitali