Quello che si determinò, invece, con sempre crescente intensità, fu il rombo della voce radio di Giove. Nel 1955, immediatamente prima dell’alba dell’era spaziale, gli astronomi erano rimasti stupefatti constatando che Giove irradiava milioni di cavalli vapore sulla banda dei dieci metri. Si trattava soltanto di rumori caotici, insieme ad aloni di particelle cariche che ruotavano intorno al pianeta come le fasce di Van Allen sulla Terra, ma su scala molto più grande. A volte, durante le ore di solitudine sul ponte di controllo, Bowman ascoltava questa radiazione. Aumentava il volume finché il locale non si colmava di un rombo crepitante e sibilante; da questo sfondo di strepito, a intervalli irregolari, emergevano brevi fischi e pigolamenti simili a strida di uccelli impazziti. Era un suono magico e irreale, perché non aveva niente a che vedere con l’uomo; era solitario e privo di significato come il mormorìo delle onde su una spiaggia o il rombo lontano del tuono di là dall’orizzonte. ~2001 Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke