A Troubadour ~ Giorgio de Chirico
Mese: marzo 2014
Jan Sluyters, Houses at the Oudezijds Achterburhwal in Amsterdam, 1927
LA SABBIA MAGICA
Tecnicamente sarebbero particelle di silice esposte a vapori di dimetildiclorosilano in modo da rendere idrofobica la loro superficie di contatto.
Ma dopotutto siamo in italia, ringraziamo gesu’ invece del chirurgo, dopo un intervento andato bene, ed applaudiamo ai piloti quando l’aereo atterra.
Va benissimo anche “sabbia magica”.
Le 10 ragioni per cui non si usa la bici per andare al lavoro – Il Post
Negli ultimi anni la percentuale di chi va in ufficio in bici è rimasta la stessa, nel Regno Unito: il Guardian ha cercato di capire perchè[…]1) La guida pericolosa degli automobilisti: spesso sorpassano le bici a velocità eccessiva, passandogli a volte troppo vicino; oppure non vedono i ciclisti, nonostante indossino giubbotti catarifrangenti o abbiano attaccati alla bici dei fanalini di segnalazione.
2) Le strade pensate esclusivamente per le auto: senza spazi adeguati per le bici, che siano piste ciclabili o corsie riservate.
3) La scarsa qualità delle piste ciclabili: anche quando ci sono, si lamenta un lettore, non è raro che un bus debba passarci sopra per raggiungere una fermata, oppure che il ciclista venga costretto a incrociare i binari di un tram.
4) La paura degli incidenti: cioè una diretta conseguenza della rilevanza dei primi tre fattori, che quindi contribuiscono a diffondere l’idea che un incidente possa accadere a prescindere dalle colpe del ciclista.
5) La mancanza di infrastrutture secondarie: cioè parcheggi per le biciclette nei pressi del proprio posto di lavoro, o di docce nei bagni dell’ufficio, per chi arriva stanco e – soprattutto – sudato.
6) La propria esperienza di incidenti: molti lettori, dopo averne avuto uno, hanno semplicemente smesso di usare la bici per il proprio tragitto casa-lavoro.
7) Le condizioni della strada: a volte pessime, piene di buche, oppure dal manto rovinato (che fra l’altro danneggia anche la bici).
8) La propria età: e cioè la sensazione di essere meno reattivi, e di avere un udito e una vista sempre meno sviluppati e attenti; insomma, la preoccupazione di essere diventati troppo vecchi per guidare nel traffico, attorno a frequenti pericoli.
9) Trovarsi in un posto diverso dalla Germania o dai Paesi Bassi: dove ci sono molto più piste ciclabili, e stalli, e parcheggi, e semafori dedicati, e tutto il resto.
10) Il maltempo: fondamentalmente la pioggia, che rende scomodo andare in bici per varie ragioni (fra cui il fatto che il terreno diventa spesso più scivoloso e che ci si bagna, semplicemente).
e questa è l’Inghilterra, che se facessero un salto in Italia scoprirebbero che in realtà loro vivono nel paradiso del ciclista.
nei loro problemi riguardo alle piste ciclabili infatti, che sono più che condivisibili da chiunque non sia olandese, non troviamo:
– gente che le usa come marciapiede e si incazza se chiedi di passare (a Londra ti becchi tante di quelle ingiurie se ci provi che a momenti t’arrestano)
– gente che le usa come parcheggio, temporaneo e non (alcune sono proprio separate fisicamente dalla corsia delle auto)
– cantieri che le occupano senza che nessuno si preoccupi di delimitarne l’area temporanea come coi pedoni (cosa che a volte non capita nemmeno ai pedoni)
– il fatto che non ce ne siano proprio (tutto il centro di Londra – che è grandino – ha piste ciclabili per ogni strada. a Torino imbocchi una pista ciclabile, che a un certo punto sparisce e ti tocca cercarla all’impazzata scoprendo, magari, che non ti porterà mai dove devi andare)
– l’essere fatte all’ACDC. a Londra ogni senso di marcia ha la sua corsia di pista ciclabile. in Italia c’è una sola corsia, su un lato della strada e quando attraversi o cambi verso, devi fare veramente dei giri idioti per seguire il tracciato ciclabile (che solo una striscia d’asfalto delimitata dalla vernice alla bell’e meglio).
Per me che vivo in campagna, e ho una mountain bike, sono problemi secondari. Tagliando attraverso i campi e i sentieri sterrati farei prima, mi godrei la campagna, ed eviterei il traffico. L’unico problema e’ che non c’e’ una doccia a lavoro. E dopo 25 km di sterrato, la mattina, non e’ che arrivi proprio in ottime condizioni.
We can’t solve problems by using the same kind of thinking we used when we created them.
He designed this special shoes, shared between him and his paralyzed daughter just to make her feel the sensation of walking.
http://best-of-imgur.tumblr.comactually, Debby Elnatan, a mother of a disable child, invented it.
those pictures were cutted from the originals.
and it’s not “just” to make them feel the sensation of walking, it’s useful for therapy too.
EROI DI CUI I NOSTRI MEDIA NON PARLANO.
L’eroe di Gaza, l’architetto italiano Mario Cucinella ha posato oggi la prima pietra della scuola di Gaza. Nell’abominevole campo di concentramento a cielo aperto dove la guerra toglie anche acqua e luce Cucinella non ha avuto alternativa. Creare un luogo completamente autosostenibile. Il Primo esempio al mondo. La scuola e’ fresca d’estate senza aria condizionata e con l’acqua piovana e i pannelli solari riscaldera gli studenti durante l’inverno. Insomma un fiore di Loto che puo’ crescere solo dalla melma di questa guerra ingiusta.
Do it for Denmark, la nuova campagna-concorso per combattere il drastico calo delle nascite in Danimarca.
Ti registri sul loro sito, ti danno uno sconto per una vacanza, e se la coppia riesce a concepire un figlio in quella vacanza, vince una fornitura di 3 anni di roba da neonati e una seconda vacanza.
Cosa bisogna fa’ per farli tromba’.
Prima di morire scegli di diventare un albero!
in vendita contenitori biodegradabili che dopo la morte ti integrano perfettamente nell’ambiente. La confezione ha al suo interno tutto il necessario, compreso il seme, per far spuntare una pianta attingendo anche dalle nostre ceneri, che vanno versate nel recipiente prima di sotterrarlo
E come disse qualche geniale mente di Tumblr, “fatemi diventare un cactus e usatemi per inculare i nemici dei miei discendenti”.
Io voglio diventare una quercia rossa. Oppure un acero da zucchero. O un liquidambar.
“Muse” by Carol Maurel