Il professore Franco Coppoli, militante dei Cobas e insegnante di Lettere presso un istituto per Geometri a Terni, rischia di essere oggetto di un serio provvedimento disciplinare da parte dell’Ufficio scolastico provinciale dell’Umbria, per aver impedito…
No, fatemi capire, quindi è meglio non intervenire? Son d’accordo col provvedimento disciplinare al prof… Anzi, sarebbe il caso di un provvedimento penale. Con la scusa di “son ragazzi” giustifichiamo le violazioni della legge, iniziamo con le canne, poi passiamo al bullismo e poi chissà.
No, con calma:
1 – il professor Coppoli non solo ha ragione, ma è nel pieno rispetto della legalità e della Costituzione. Come viene riportato nell’articolo, il docente di una scuola pubblica è un dipendente statale che, nell’esericizio delle sue funzioni, è equiparato a un pubblico ufficiale, e le ore di lezione sono ore di servizio pubblico. Il dirigente scolastico è equiparato a un datore di lavoro, ma, durante le ore di lezione, la sua autorità si ferma sulla porta della classe, di ogni classe nella quale un docente sta facendo lezione (il dirigente può quindi, al limite, molto al limite (meglio sarebbe se ci fosse un apposito collegio docenti che vagliasse e decidesse su questa cosa), permettere l’accesso della polizia nell’istituto, ma niente altro). All’interno dell’aula l’autorità completa spetta al docente, dal momento che, secondo l’articolo 33, comma 1 della Costituzione “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.” Questo vuol dire che la lezione in una scuola pubblica non può essere interrotta, sospesa o disturbata da NESSUNO che si trovi al di fuori dell’aula (a meno che il docente stesso non abbia concesso il permesso di farlo). Gli unici casi in cui questo può avvenire, in cui una lezione possa essere interrotta e gli studenti distolti da ciò che stanno facendo, sono in caso di terremoto o incendio. Giova ricordare che si tratta di una norma costituzionale pensata espressamente per evitare l’ingerenza da parte di ogni potere e colore (politico, giudiziario, poliziesco, economico e quanto altro) durante un momento della vita nel quale gli studenti stanno apprendendo e si stanno formando professionalmente e umanamente tramite lo studio, lo scambio di punti di vista, l’incontro e lo scontro con i proprie compagni e con i docenti – e non tramite indottrinamento da un pulpito o perquisizione davanti a tutti con un cane tenuto al guinzaglio che ti gira intorno. Quindi, per concludere, il professor Coppoli non solo ha ragione, ma sarebbe pienamente nel diritto e nella legalità se decidesse di denunciare i poliziotti che volevano entrare nella sua classe e il proprio dirigente scolastico.
2 – sul “che fare?” ogni singolo istituto scolastico italiano ha almeno una funzione strumentale (gestita anche da più docenti contemporanemente) che si occupa della questione droghe e sostanze stupefacenti. Cosa fa questa funzione strumentale? Organizza incontri, invita esperti (medici, psicologi, addetti del SERT provinciale, funzionari di polizia che si occupano dello spaccio (ecco, sottolineo: la polizia è la benvenuta a scuola quando si pone come uno fra i tanti attori dialoganti presenti nella società, non certo quando arriva a esercitare in maniera sbrigativa una autorità che non le spetta)), sensibilizza i docenti in modo che introducano il tema nelle proprie ore di lezione, in maniera tale da parlarne con gli studenti (in molte materie, prima o poi, l’argomento può essere toccato: oltre alle materie storico-letterarie, basti pensare al diritto, o alla biologia). Se poi un docente viene a conoscenza diretta o scopre dei comportamenti illegali da parte di uno studente, allora ha l’obbligo di riportarli al consiglio di classe e al dirigente scolastico (sempre per la storia che un docente è un pubblico ufficiale), con i quali pensare e pianificare un intervento (che, di solito, come base, consiste nel passare prima dalla famiglia dello studente in questione, piuttosto che dalla questura della città (cosa, quest’ultima, non esclusa, ma considerata davvero l’extrema ratio)). Certo, il tutto è meno veloce di un cane al guinzaglio che ti annusa lo zaino, ma mi pare più umano, corretto e rispettoso.
3 – Sul classico “POT IS A GATEWAY DRUG” sorvolo e lascio parlare Stephen Colbert al mio posto.
fonte: sono un docente e, l’anno scorso, a Padova abbiamo dovuto affrontare questo stesso tipo di episodi