corallorosso:

Il professore Franco Coppoli, militante dei Cobas e insegnante di Lettere presso un istituto per Geometri a Terni, rischia di essere oggetto di un serio provvedimento disciplinare da parte dell’Ufficio scolastico provinciale dell’Umbria, per aver impedito l’accesso in classe, durante la sua ora di lezione, di una quadra di poliziotti con cani al seguito che pretendeva di effettuare un controllo antidroga.
In una intervista rilasciata a Radio Onda d’Urto il professor Coppoli racconta che aveva finito di spiegare la II Guerra Mondiale e stava interrogando quando la porta della classe si è aperta: «ho avuto un flash, ognuno ha le sue immagini mentali ma a me è venuto in mente il Cile» racconta e prosegue «il cane lupo stava per entrare, tenuto al guinzaglio sì, ma molto dinamico, dietro tre poliziotti che dicono “dovete uscire dalla classe, controllo antidroga”». Il professore pensa che non è possibile, la polizia dentro la scuola? La polizia che interrompe una lezione, una attività didattica… ma ha la prontezza di reagire e chiedere « ma avete un mandato del giudice, di un magistrato?» La risposta è negativa, è il preside che li avrebbe autorizzati, ma comunque si bloccano sulla porta mentre Coppoli si riprende dallo shock e gli dice: «la preside può autorizzarvi a entrare dentro la scuola per controllare bagni e corridoi ma dentro la mia aula, quando faccio lezione io, non entrate. Io vi nego assolutamente il permesso di entrare, sono in questo momento un pubblico ufficiale che sta effettuando un servizio pubblico, se voi provate a entrare qui dentro vi denuncio per interruzione di pubblico servizio, voi non siete assolutamente autorizzati ad entrare». Sono seguiti attimi di tensione, il dirigente della squadra ripete di voler entrare ma, comunque, di fronte alla determinazione del professore, ci rinuncia. (…)
Alla fine dell’operazione antidroga in tutte e quattro le scuole ternane oggetto dell’operazione, il bottino è stato di 20 dosi, più o meno 5 grammi tra hashish e marijuana. «Ci chiediamo – continua Coppoli – la spesa di questa operazione, ci chiediamo il senso profondo e, soprattutto, se fossero intervenuti magari in parlamento, in un consiglio di amministrazione di una azienda o di una banca probabilmente avrebbero trovato ben oltre le 20 dosi, magari di cocaina o di altre sostanze». Però l’importante è creare nei media, nel territorio l’emergenza, il problema della droga, della tossicodipendenza, senza discernimento, e poi agire in maniera repressiva. Allora, quanto avvenuto nelle scuole di Terni, è ancora più grave «perché – dichiara Coppoli – se anche trovi un ragazzo con una canna dentro una scuola, l’intervento della polizia significa rovinarlo, una denuncia penale o comunque un intervento amministrativo. La scuola invece serve proprio a capire eventuali problemi per poi intervenire; ma non con l’ottica della repressione, dei pastori tedeschi dentro la scuola. La scuola interviene con una funzione e una pratica educativa, non con la polizia, non con i cani antidroga, non con la repressione. Perché in questa maniera abdica al suo ruolo fondamentale, quella appunto di instaurare una relazione educativa con i ragazzi.

Di Marina Zenobio

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