asim0v:

trailserioeilfaceto:

Panino di colomba al cioccolato fondente.

Il must delle feste pasquali…

Questo post ha corso il rischio di farmi interrompere la dieta di botto. Bastardi.

Pero’ le fette di colomba vanno riscaldate per 30 secondi nel tostapane. Poi appena estratte, cioccolata in mezzo, che col calore delle fette si ammorbidisce.

Si accompagna con un Recioto della Valpolicella a 14 gradi, in calice di media capacita’.

Una coppietta di lituani, diretti anche loro in Spagna, ci chiedono informazioni su come arrivare a Granada da Alicante. Hanno guardato gli orari dei pullman e si sono resi conto che l’unica possibilità è aspettare all’aeroporto, passandoci la notte, e prendere un pullman la mattina successiva da Murcia, perché in Spagna i collegamenti a volte sono davvero un caos.

Allora gli offriamo di portarli noi a Murcia in macchina, perché la nostra è parcheggiata in aeroporto.
Ma questa offerta sposterebbe solo di qualche decina di chilometri la loro notte all’adiaccio.
Ci guardiamo e lo propongo: potete stare da noi questa notte, che intanto abbiamo spazio e letti in più.

Lei, che studia gli algoritmi ricavati dal volo degli uccelli per applicarli all’informatica, e lui, che fotografa tutti i fiumi che gli capitano a tiro, ci guardano un po’ sorpresi e un po’ titubanti, e poi accettano.
Io penso che in tutti i miei viaggi, anche se non ricordo precisamente i dettagli, c’è sempre stato qualcuno che mi ha aiutata gratuitamente, che mi ha risolto un problemone, che con un sorriso gentile ha avuto il potere di cambiare la mia giornata.

Ora a cambiare la loro giornata, o meglio, la loro nottata, è il nostro turno, e come l’abbraccio spontaneo che una signora ci aveva dato il nostro primo giorno in Lituania, questo è il nostro modo di dare loro il benvenuto in Spagna, ed è il nostro bentornati a casa.

bella addio

aliceindustland:

4.2.1945
Mio caro papà,
per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi.
Quasi sicuramente sarò fucilato.
Sono tranquillo e sereno perchè pienamente consapevole d’aver fatto tutto il mio dovere d’italiano e di comunista. ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti.
Non so che dire.
Il mio ultimo abbraccio.
Walter
Il mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene.

Walter Fillak (Gennaio, Martin)

Di anni 24 – studente- nato a Torino il 10 giugno 1920. Espulso dal Liceo Scientifico di Genova per professione di idee antifasciste e costretto a studiare privatamente. Alla facoltà di chimica industriale dell’Università di Genova fonda, nell’inverno 1940-41, una cellula comunista studentesca in collegamento con le cellule di Torino, Casale, Livorno e Roma e stabilisce i primi contatti con gli operai di Sampierdarena. Nel 1942 arrestato una prima volta dall’OVRA insieme a tutto il direttivo genovese, trasferito nelle carceri di Apuania, poi nelle carceri di Regina Coeli in Roma a disposizione del Tribunale Speciale; liberato dopo il 25 luglio 1943, nel settembre 1943 è a Torino ove organizza i nuclei operativi militari sbandati. Partigiano a Pian di Castagna (Aqui), Comandante di distaccamento nei dintorni di Genova, Vice-commissario politico dell 3a Brigata Garibaldi “Liguria” sull’altipiano del Marcarolo (Genova), protagonista di numerose missioni e colpi di mano a Genova insieme al compagno Burnarello che il 2 marzo 1944 sarà preso e fucilato, dopo un’azione in forza di tedeschi e fascisti che disperdono la brigata, si porta ad Aqui, poi a Milano, braccato,tenta di passare in Jugoslavia, non riuscendovi passa in Svizzera, ne rientra dopo 3 mesi. E’ commissario politico nella zona di Cogne (Valle d’Aosta) e comanda la VII Divisione Garibaldi operante nella Bassa Valle d’Aosta, nel Canavesano e nel Biellese. Catturato la notte fra il 29 ed il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), con i membri del suo comando che saranno tutti fucilati, in seguito ad imboscata di reparto tedesco guidati da un delatore. Processato il 4 febbraio 1945 dal comando Militare tedesco di Cuorgnè (Torino). Impiccato alle ore 15.00 del 5 febbraio 1945 lungo la strada di Alpette nei pressi di Cuorgnè, spezzatosi il cavo, l’esecuzione viene sospesa e dopo qualche tempo ripetuta.

– tratto da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, l’Unità)

Mo io non è che pretendo che si festeggi la liberazione dell’Italia che tanto la libertà è relativa, se non è una cosa è un’altra e ditemi quando mai lo siamo stati liberi, però ecco.

Ora e Sempre per chi al contrario nostro nella libertà ci credeva e ne ha fatto ragione di vita e di morte, che poi son la stessa cosa.

(ah e se volete avere un’idea di cosa parlo, leggetevi i libri delle loro lettere prima della condanna a morte)