4.2.1945Mio caro papà,per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi.Quasi sicuramente sarò fucilato.Sono tranquillo e sereno perchè pienamente consapevole d’aver fatto tutto il mio dovere d’italiano e di comunista. ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti.Non so che dire.Il mio ultimo abbraccio.WalterIl mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene.Walter Fillak (Gennaio, Martin)
Di anni 24 – studente- nato a Torino il 10 giugno 1920. Espulso dal Liceo Scientifico di Genova per professione di idee antifasciste e costretto a studiare privatamente. Alla facoltà di chimica industriale dell’Università di Genova fonda, nell’inverno 1940-41, una cellula comunista studentesca in collegamento con le cellule di Torino, Casale, Livorno e Roma e stabilisce i primi contatti con gli operai di Sampierdarena. Nel 1942 arrestato una prima volta dall’OVRA insieme a tutto il direttivo genovese, trasferito nelle carceri di Apuania, poi nelle carceri di Regina Coeli in Roma a disposizione del Tribunale Speciale; liberato dopo il 25 luglio 1943, nel settembre 1943 è a Torino ove organizza i nuclei operativi militari sbandati. Partigiano a Pian di Castagna (Aqui), Comandante di distaccamento nei dintorni di Genova, Vice-commissario politico dell 3a Brigata Garibaldi “Liguria” sull’altipiano del Marcarolo (Genova), protagonista di numerose missioni e colpi di mano a Genova insieme al compagno Burnarello che il 2 marzo 1944 sarà preso e fucilato, dopo un’azione in forza di tedeschi e fascisti che disperdono la brigata, si porta ad Aqui, poi a Milano, braccato,tenta di passare in Jugoslavia, non riuscendovi passa in Svizzera, ne rientra dopo 3 mesi. E’ commissario politico nella zona di Cogne (Valle d’Aosta) e comanda la VII Divisione Garibaldi operante nella Bassa Valle d’Aosta, nel Canavesano e nel Biellese. Catturato la notte fra il 29 ed il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), con i membri del suo comando che saranno tutti fucilati, in seguito ad imboscata di reparto tedesco guidati da un delatore. Processato il 4 febbraio 1945 dal comando Militare tedesco di Cuorgnè (Torino). Impiccato alle ore 15.00 del 5 febbraio 1945 lungo la strada di Alpette nei pressi di Cuorgnè, spezzatosi il cavo, l’esecuzione viene sospesa e dopo qualche tempo ripetuta.
– tratto da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, l’Unità)
Mo io non è che pretendo che si festeggi la liberazione dell’Italia che tanto la libertà è relativa, se non è una cosa è un’altra e ditemi quando mai lo siamo stati liberi, però ecco.
Ora e Sempre per chi al contrario nostro nella libertà ci credeva e ne ha fatto ragione di vita e di morte, che poi son la stessa cosa.
(ah e se volete avere un’idea di cosa parlo, leggetevi i libri delle loro lettere prima della condanna a morte)