aliceindustland:

ed io amo te, peccato per la poca igiene personale. dai scherzo, ci mancherebbe. buon pomeriggio e mi raccomando, i panni bianchi lavali con la cenere come faceva mia nonna, vengono bene.

cenere, aceto e posa di caffè usato.

magari bisogna lavorare un po’ sull’odore, ma anche chissenefrega.

Credo che il metodo di una volta non sarebbe cosi’ efficace oggi.

L’usanza di lavare i panni con la liscivia o con la cenere, fuzionava probabilmente in una civilita’ contadina dove il bucato non si faceva spesso come oggi, e dove il lavoro fisico era all’ordine del giorno.

La cenere o la liscivia erano soluzioni basiche, che reagendo in acqua col grasso corporeo residuo sui vestiti, davano il via a un rudimentale processo di saponificazione. In pratica si creava il sapone dallo sporco stesso, direttamente sul tessuto durante il lavaggio

Da qui probabilmente il nome “liscivia”: l’acqua residua di questo tipo di lavaggio era molto “liscia”, scivolosa, per via del sapone generatosi.

Oggi pero’ difficilmente si potrebbe adottare con successo lo stesso metodo, con lo stile di vita odierno: probabilmente il grasso residuo sui vestiti e’ talmente poco da rendere il processo inefficace.

Metti il fornello nel sacco

Io uso una cosa simile quando preparo i vasetti di salsa (ragù): la imbarattolo ancora bollente, facendo i vasetti belli pieni (poca aria residua nel vasetto significa poco ambiente fertile per i batteri aerobi), li chiudo, e li metto a testa in giù (in modo che il calore della salsa bollente sterilizzi anche il tappo) in un secchio, avvolti da una coperta di lana.

La coperta trattiene il calore, il vasetto si autosterilizza, e si crea una specie di sottovuoto artigianale.

La salsa di carne si conserva anche 6 – 7 mesi così. La salsa di pomodoro per anni.

Metti il fornello nel sacco