I miei 5 cents sulla ricerca (e sulla festa del lavoro)

ilciospo:

Vi racconto una storiella edificante.

Esiste, nel centro Italia, una spinoff di una famosa università che si occupa di robotica chirurgica e riabilitativa. Una realtà importante, conosciuta anche all’estero, dove ha molti dei suoi clienti. Dentro questo centro di ricerca lavorano delle intelligenze con i controcoglioni, una meraviglia per gli occhi e per lo spirito.

Se questa spinoff fosse immersa in un ambiente sano, i ricercatori si occuperebbero da mane a sera di sviluppare idee, progetti, prototipi e prodotti. Nessuno dubita che una persona vada sfruttata al meglio per quello che sa fare, no? E invece.

E invece questo centro di ricerca dipende burocraticamente dalla famosa università, e dai suoi temibili amministrativi. Per questo i ricercatori, siano essi ingegneri, medici, biologi o salcazzo, devono occupare parte consistente del loro tempo con contabilità, fogli inutili e timbri deprimenti. Una parte molto consistente, perché se lasciassero fare all’ufficio ricerca dell’università perderebbero ogni progetto per vizi di forma; si troverebbero scoperti economicamente; dovrebbero aspettare secoli per acquistare materiale urgente.

Ecco, non so a voi ma a me queste cose fanno incazzare. E lo dico senza peli sulla lingua: io i burocrati della famosa università li ammazzerei tutti. Non sanno fare niente, non si prendono una responsabilità, non gliene frega un cazzo se l’università perde milioni di occasioni a causa della loro sciatteria. Però prendono lo stipendio: non voglio fare il grillino, per carità: ma capite, adesso, perché tanti votano uno che promette di radere al suolo gli uffici pubblici?

Il 1 maggio è ormai passato, e questo post arriva in ritardo. Ma voglio dire la mia sulla festa dei lavoratori. Ok, sì, i nostri nonni hanno lottato per i diritti e ne siamo tutti contenti e siamo loro tutti grati. Ma siamo nel 2014, e le vacche grasse sono tutte morte. Per quel che mi riguarda, la vera festa del lavoro sarebbe togliere a chi non se lo merita. Toglierlo a loro e darlo a tutti quelli che, in un clima di lacrime e sangue, si sbattono per rendere sé stessi e ciò che hanno intorno migliori.

Festeggiare e difendere il lavoro di tutti, anche di quelli che del lavoro hanno solo i privilegi, mi pare la più grossa offesa che compiamo nei confronti di chi, fra i nostri nonni, si sono spaccati la schiena davvero per farci vivere bene.

Se ho capito bene di cosa sta parlando, io ci ho fatto il tirocinio e la tesi in quello stesso laboratorio di quello spin-off di quella università.

E dopo un anno a farmi il culo a gratis, il relatore ha deciso di pubblicare un articolo sul mio lavoro, firmandolo a nome suo e di altri 3 colleghi. Senza citarmi minimamente. E senza nemmeno dirmelo: l’ho scoperto per caso solo dopo mesi.

Così ho deciso di mollare la ricerca e di cercare lavoro in qualche azienda.

Per la poca esperienza che ho avuto, é quella la gente che rovina il settore. Molto più dei burocrati e dei contabili.