A global guide to the first world war – interactive documentary

madonnaliberaprofessionista:

Dieci storici di dieci paesi diversi per un documentario interattivo sulla prima guerra mondiale. Testi e sottotitoli anche in italiano.

A global guide to the first world war – interactive documentary

come dev’essere l’uomo perfetto (ovvero, ecco perché sono e rimarrò single)

heresiae:

gli devono piacere i gatti deve osannare i gatti
– gli deve piacere Star Trek
– gli deve piacere Star Wars (sì entrambi. non voglio passare il mio tempo a sentirlo sbuffare su uno o sull’altro)
– deve essere ateo (o quanto meno agnostico)
– deve essere di sinistra (ci mancherebbe anche che mi pigliassi un leghista o un berlusconiano)
– deve odiare i grillini e ogni derivazione fascista quanto me (ma della serie che gli si sputa addosso a vista)
– non deve essere omofobo, razzista e misogino
– deve amare l’ozio quanto me
– non glie ne deve fregare una sega del matrimonio
– non deve voler figli
– non deve rompermi le scatole se sono alla mia quarta settimana di non riordino o pulizia e potrebbe continuare ad oltranza (l’ozio, remember?)
– gli deve piacere fare cose folli ogni tanto, tipo andare a impantanarsi con la mountainbike che monta i copertoni slick su per gli sterrati del Valentino o fare a gara a chi mangia più gelato
– non deve rompermi le scatole per le mie VIP crush. io dal canto mio non romperò quando sbaverà su Scarlett Joanson (e ci mancherebbe altro)
– gli deve andar bene il guardare non toccare (o come l’ha descritto un mio collega una volta “posso dare un’occhiata al menù ma non posso ordinare niente) reciproco
– non deve essere troppo attaccato alla famiglia (giuro su Gene Roddemberry che se me ne capita un altro che ogni finesettimana deve andare a trovare la mamma lo getto nel Po)
– gli devono piacere i fumetti già di suo. non importa che siano i miei stessi. anzi meglio di no così ce li scambiamo.
– gli deve piacere guardare le cose in originale o accettare il fatto che piuttosto che vedermi subito in italiano aspetto 3 mesi per l’originale. e non deve spoilerare.
– deve conoscere il Rocky Horror Picture Show (le basi per la miseria)
– deve riconoscere un vampiro al volo
– deve aver accettato Joss Whedon come dio. o quanto meno come qualcosa di molto simile
– deve passare il test di Kon-igi per la zombie squad (se no mi tocca abbandonarlo durante l’apocalisse e non è bella come cosa)
– gli deve essere piaciuto anche il terzo film di Back to the future
– non mi deve prendere in giro per i miei gusti musicali
– deve avere la barba
– deve avere una vita sua e deve lasciarmi spazio per la mia
– non deve essere depresso
– deve avere una mentalità logica

in realtà ce ne sarebbero anche altre, ma direi che già con queste si prospetterebbe una lunga e serena relazione

[edit: non gli deve piacere il calcio. come ho fatto a scordarmelo non lo so]

E una fettina di culo coi pinoli no ?

Per quanto possa soddisfare la maggior parte dei requisiti, e’ il principio in se mi sembra sbagliato. Il punto non e’ trovare qualcuno che sia il piu’ affine possibile a te, ma trovare qualcuno con cui stai bene insieme. E cio’ non significa che tale persona rispettera’ tutti i punti elencati qua sopra, ma che tu sarai disposta ad accettare il fatto che no, non e’ perfetto. Nessuno e’ perfetto.

E meno male. La perfezione stufa in fretta, e se anche trovassi qualcuno che soddisfi tutti i requisiti, vi stanchereste presto l’uno dell’altra.

Saper accettare e apprezzare anche quelli che tu consideri difetti dell’altro (e non intendo apprezzare nel senso “passarci sopra e sopportarli”, ma nel senso “vederne anche i lati positivi”) non significa soltanto scendere a compromessi.

E’ proprio la sostanza dell’essere una coppia, compensarsi a vicenda. E’ cio’ che rende una relazione matura. O perlomeno cio’ che le rende possibile provare a diventare tale.

3 consigli per conoscere Alexandre Dumas

batchiara:

rizzolilibri:

«— Così, voi mi amate? — disse.
— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?
— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.
— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse D’Artagnan; — temo solo le cose impossibili.
— Non c’è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore.»

I tre moschettieri, Alexandre Dumas

3 consigli per conoscere Alexandre Dumas

  1. Guardate la galleria fotografica dedicata al Castello di Montecristo sul sito francese dedicato allo scrittore;
  2. Prendere qualche mese di ferie (!) per spulciare la filmografia completa tratta dalle sue opere: cominciate da IMDB;
  3. Scoprire in che modo ha ispirato Arturo Pérez-Reverte per Il club Dumas e Umberto Eco per Il cimitero di Praga.

Da leggere

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Amate il romanzo storico? Abbiamo altri 3 consigli per voi 🙂

I tre moschettieri l’ho riletto l’anno scorso, il club Dumas lo vorrei leggere: com’è?

Eco magari lo metto il lista, ché questo mi manca.

Il club Dumas e’ molto bello. Ha ispirato “La nona porta”, di Roman Polansky, che personalmente considero uno dei pochi casi in cui il film, pur cambiando molto la storia originale, riesce comunque a ottenere un ottimo risultato. La trama del libro comunque e’ piu’ complessa. Merita.

Il cimitero di Praga invece mi manca. Cercherollo quanto prima.

projecthabu:

     Here, we have the Saturn V rocket, housed inside the Apollo/Saturn V Center at Kennedy Space Center near Titusville, Florida, just a few miles from Launch complex 39, where these beasts once roared into the sky.

     When we look at the enormous first stage of the Saturn V rocket, called an S-IC, we think “spaceship”. Truthfully, the Saturn V first stage never actually made it into space. The stage only burned for the first 150 seconds of flight, then dropped away from the rest of the rocket, all while remaining totally inside Earth’s atmosphere. The S-IC stage is merely an aircraft.

     Even more truthfully, the S-IC stage displayed here at the Apollo/Saturn V Center at the Kennedy Space Center in Florida, never flew at all. It is a static test article, fired while firmly attached to the ground, to make sure the rocket would actually hold together in flight. Obviously, these tests were successful, (e.g. she didn’t blow up), and she sits on our Apollo museum today. I wrote more about this particular stage in a previous post, (click here to view.)

     The rest of the rocket, the second and third stages, called the S-II and S-IVB stages, did fly into space. The S-II put the manned payload into orbit, and the S-IVB was responsible for initially propelling that payload from earth orbit to the moon, an act called “trans-lunar injection” (TLI).

     The particular rocket in this display, except for the first stage, is called SA-514. 514 was going to launch the cancelled Apollo 18 and 19 moon missions.

     The command/service module (CSM) in the photos is called CSM-119. This particular capsule is unique to the Apollo program, because it has five seats. All the others had three. 119 could launch with a crew of three, and land with five, because it was designed it for a possible Skylab rescue mission. It was later used it as a backup capsule for the Apollo-Soyuz Test Project.