E poi ci sono quelli che devono controllare sempre la mail aziendale, anche se sono in ferie, anche se non hanno la reperibiltà pagata, anche se sono in quel periodo in cui riescono finalmente a ricordarsi i nomi di quei nani che gli circolano per casa e che la donna che dorme nel loro letto chiama “i tuoi figli”.
Così passa un nanosecondo da che ricevi il loro “out of office” a che ti chiamano per chiedere spiegazioni su qualcosa. Spiegazioni inutili, visto che non visualizzano i documenti e tu -da questa parte della barricata- devi cercare di interpretare fra urla spiaggesche, rimproveri a quei nani di cui sopra “questo lo posso sgridare? é figlio nostro o è dell’ombrellone vicino?”, mogli che senti in sottofondo chiedere, con soave voce da esorcista, “possibile che ti rompano le palle anche in spiaggia?”.Ah signò, è lui che ha chiamato, e l’ha fatto perché qui, dentro la CotolengoSpA, tuo marito si sente stocazzo, invece in ferie si rende conto di essere uno sfigato qualsiasi, che non sa che fare del suo tempo libero, che non sa giocare con i figli (ma i nostri erano maschi o femmine?), che non ti sopporta più, se non in piccole dosi invernali un’oretta prima di andare a dormire. Che ha necessità assoluta di chiamare me per sentirsi, ancora una volta, un privilegiato, lui in ferie e io qui. In ufficio. A lavorare.
E dire che a me fate tanta tanta tristezza, ManagerDIStoCazzo e Signora. E mi verrebbe tanto da interromperli con una domanda: perché non ti bevi un bel bicchiere di vino? Non fai i castelli con i tuoi figli o li lanci in acqua? Perché non li fai stancare così al calar della notte ti trombi per bene tua moglie (come sogni di fare con le colleghe tutto l’inverno). Perché non ridi con lei fino ad avere il mal di pancia? Perché non vivi?