C’è un mio vecchio compagno di liceo che ultimamente sembra si sia trasformato in un aforista e consigliere. Scrive continuamente stati in cui tenta di aprire gli occhi ai giovani (come se lui avesse cinquant’anni) perché la vita che conducono è sempre più triste, scrive roba tipo “spegnete i social, accendete i sentimenti” che probabilmente è presa da una canzone di rocco Hunt o dalla pubblicità del cornetto, si lamenta della tecnologia perché rovina i rapporti umani e “chissà dove andremo a finire!”, le persone le devi conoscere fuori! Insomma tale e quale a mia nonna.
Non ce la faccio a capire, ci ho provato ma è un mio limite.
Ma che caspita ve ne fotte se uno si conosce al bar o su un forum o nel trenino dello zoo che vi porta a vedere i babbuini?
Voglio capire!
Pensate che sia più giusto, poetico e romantico incontrare la persona della vostra vita mentre siete in fila alle poste o mentre camminate sovrappensiero per strada e bum vi scontrate proprio con un bella donzella o un giovanotto che vi aiuterà a prendere le vostre cose da terra? Se la motivazione è questa forse posso capire, percepiamo le cose in modo diverso e ognuno è libero di innamorarsi come gli pare e piace, ma perché su internet un rapporto ha un altro valore, o addirittura non ce l’ha?
Dicono “perché le cose devono succedere e non le devi andare a cercare”, sì va bene d’accordo sì sì, ma non è altrettanto bello e casuale il fatto che io su un social o qualsiasi altra piattaforma virtuale mi imbatti proprio in quella persona precisa, quel profilo e non un altro? Tra così tanti utenti, proprio quello! Parlo proprio con lui e mi piace! Questo non è il caso? Ah no forse il caso esiste solo fuori dallo schermo di un computer.
Che bello è ricevere anche un “io ti amo” per sms e pensare all’imbarazzo della persona dall’altra parte, mentre fissa il cellulare e i tasti e pensa a tantissime cose prima di inviare il messaggio, le si contorce tutto durante l’attesa e aspetta aspetta aspetta, poi riceve la risposta e sorride (o si dispera). Per me è altrettanto bello tutto questo. Io non parlo di storie d’amore esclusivamente virtuali, perché non hanno senso, ma di storie e rapporti anche d’amicizia sbocciati su internet e cresciuti fuori.
Non sopporto nemmeno quelli (della mia età pure) che si rifugiano nostalgici nel passato, a quando le persone si conoscevano nel treno e poi si scrivevano tramite lettere. Ma lo sapete che prima si vedevano magari pure poche volte e poi si sposavano? (nulla di strano per l’epoca ma sappiate che capitava)
Non sopporto nemmeno quelli che si preoccupano perché tra dieci anni dovranno dire ai propri figli che le persone si conoscevano sui social network e questo è troppo triste.
È solo il tempo che va avanti, non siamo più nel 1930. Quelli che si scrivevano con le lettere erano presi in giro da quelli che si scrivevano sui fogli che inserivano nelle bottiglie che poi lasciavano fare il loro corso nel mare e arrivavano a destinazione dopo qualche anno e alla persona sbagliata, o grazie ai segni sulla pietra. Si va sempre avanti, tra venti anni, trenta, quaranta, facebook sarà una sciocchezza per le generazioni nuove, per loro sarà “uaaau” esattamente come per noi adesso è “uau” il modo di conoscersi e sentirsi di cinquant’anni fa.
Trovo davvero triste invece scoprire di essere interessati ad una persona conosciuta su un social e non dirle nulla perché eh no scusa ma non posso, sai com’è le persone le devi conoscere per caso quindi se non mi piombi un giorno al reparto salumeria del supermercato mentre sto ordinando il capocollo e la mortadella proprio non può funzionare!
Aaaah ch strunzatIo spero nell’approccio old-fashioned solo perché la storia d’amore più bella che conosco inizia con un
“aveva in mano dei fiori gialli, aberranti, orribili. Quale sia il loro nome, lo sa il diavolo, ma per qualche motivo sono i primi a sbocciare a Mosca…”
(Ma si sa, io ho un pessimo rapporto con i pleniluni e soffro di misantropia reale e virtuale a pacchi.)
Devo decidermi a finirlo, Il maestro e margherita. Pur non essendo il mio genere preferito, non se lo merita di restare per mesi sul comodino insieme ad altri libri cominciati, Bulgakov.