Of Peleus’ son, Achilles, sing, O Muse, The vengeance, deep and deadly; whence to Greece Unnumbered ills arose; which many a soul Of mighty warriors to the viewless shades Untimely sent; they on the battle plain Unburied lay, a prey to rav’ning dogs, And carrion birds; but so had Jove decreed, From that sad day when first in wordy war, The mighty Agamemnon, King of men, Confronted stood by Peleus’ godlike son.

Homer – The Illiad – 1862 translation by Edward Earl of Derby (via prefernot2)

Quand’ero un pischello liceale recitavo il proemio all’Iliade nella solitudine della mia cameretta con un crescendo epico-roboante del tono di voce, modello Narratore di Conan il Barbaro. 
Sarà per questo che le donne le vedevo con il telescopio e solo se l’edicolante di fronte non copriva le copertine delle riviste porno?

(via kon-igi)

Comunque in inglese non rende minimamente. Vuoi mettere col “Cantami, o Diva, del Pelìde Achille, l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei” di Vincenzo Monti ? In quanto a epicita’ e musicalita’, ci fa ‘na sega il “Peleus’ son”.

Lascia un commento