Mentre aspetto che gli uomini in viaggio con me finiscano di preparare la valigia, come tutti i poveri stronzi scrollo la dash e leggo cose in risposta ad un “faggot” che riescono a donare della speranza a tutti i pochi che riescono ancora a credere in una evoluzione degna di essere chiamata tale.
Ho avuto una relazione per quasi tre anni con un ragazzo che poi un giorno mi ha dato dà pensare, finché non ne abbiamo parlato, mentre gli esponevo i miei dubbi teneva la testa bassa, tutta la sua sofferenza e tutto il suo tormento in quel momento sembrava uscire come un tornado, un tornado che si placa e poi si riesce ad intravedere un raggio di sole. Sarei un’ipocrita del cazzo, come quelli che no ma io ho molti amici omosessuali e non ho niente contro di loro… però…, se ora dicessi che non sono rimasta di sale, mentre mille pensieri mi frullavano per la testa: non mi ha mai voluto bene? Mi ha tradita? Mi vede solo come l’unica persona al mondo con cui può parlarne? Mi ha presa per il culo? Ma è possibile? O è solo curioso?
Sarei ipocrita se dicessi di non averne sofferto, e parecchio, poi la sofferenza è mutata quando davvero ho percepito la sua: reprimere l’amore e la natura per non rimanere solo, per non essere ripudiato da chiunque. Sì, basterebbe circondarsi delle persone giuste, ma è così difficile a volte, fa così male che non hai più le forze di reagire o di combattere, o almeno non tutti. Lui fa lunghi viaggi da solo, non vede l’ora di laurearsi ed espatriare per poter essere se stesso e felice. Ecco, questo mi fa star male, qualcuno che fa le valigie e ci infila pure il suo segreto come se fosse un crimine, per poter amare, per poter vivere degnamente come chiunque, come chi tira la battutina, frocio ricchione, poi dorme sereno senza rendersi nemmeno conto di cosa può mettere in moto dentro a chi la ascolta e purtroppo loro vivono degnamente nella loro merda mentre sguazzano come bestie. Le bestie però sono esseri spiritualmente parecchio più elevati.
Parlo spesso di mio padre, forse sempre, ma è l’uomo più grande che io abbia conosciuto fino ad ora, poiché mi ha donato tanta gioia quanta sofferenza quando ha deciso di morire. Anche mio padre passava lunghissimi periodi all’estero, ha girato quasi tutto il Mondo, ha vissuto in posti parecchio diversi tra di loro. Quando tornava in Italia la sua tristezza era quasi tangibile, i suoi comportamenti con le donne erano assolutamente inusuali, come forzati, una via l’altra, poi una grande tristezza. Quando ho preso un po’ più di coscienza ho capito, cercavo di parlare di omosessualità con lui, non l’ha mai confermato. Mi è stato confermato poi da chi lo sapeva, compresa mia madre. Da adolescente mi sentivo male perché mi sentivo nata dall’unione di qualcosa di forzato, da un matrimonio recitato. Mio padre era omosessuale e non l’ha mai detto, ogni due mesi faceva le valigie e se ne andava per essere libero ed essere felice, lontano anche dai suoi figli, lunghi abbracci con le lacrime agli occhi ci attendevano al suo ritorno, sentirsi pessimo come padre, una merda, un’artista fallito, tutto per non poter dire mai ad un pranzo famigliare: amo un uomo. Nella lettera prima di suicidarsi chiede di perdonarlo. Io l’ho perdonato sempre, ho sempre capito, e se immagino mio padre che riesce ad essere finalmente libero e felice mentre abbraccia il suo vero amore faccio i salti di gioia e vorrei urlargli “bravo papà”. È così, sono figlia di un omosessuale, di un genio, di un timido, introverso, magnanimo, sensibile, assolutamente dissacrante, un artista, un suicida che mi ha insegnato l’amore e il rispetto per il prossimo, per chiunque, per la natura, non ha tardato a spiegarmi le unioni omosessuali, mi ha insegnato ad andare in bici senza rotelle, a dipingere, ad aiutare chiunque avesse bisogno, a difendermi, a non farmi prendere per il culo, ad ospitare chi non ha un tetto, ad ascoltare, a distinguere i buoni dai cattivi, a non avere mai paura perché è la bontà a vincere sempre, a non avere paura di nessuno, a leggere e scrivere quando ero ancora forse troppo piccola, a suonare (senza mai apprendere), a rispondere con gentilezza, ad amare chiunque come un fratello, a rispettare l’amore di chiunque, la natura di chiunque, anche a non mettere mai piede in una chiesa a dirla tutta. Non sono cresciuta senza turbe, è vero, ma non per via di mio padre, forse per via della mia famiglia un po’, ma soprattutto per via di un uomo con cui ho avuto a che fare da molto piccola. Eterosessuale, ricco, sposato con tre bambini, cattolico e ancora a piede libero dopo 20 anni di crimini disumani sui corpi e sulle anime altrui. Quando penso che non sarò mai madre mi incupisco soprattutto perché non potrò insegnare a qualcuno il rispetto umano e l’amore, mentre esistono madri che procreano come conigli e pregano che il figlio guarisca dall’omosessualità, ed esistono padri che insegnano la violenza e la discriminazione. I lividi sulla pelle passano, sono quelli nell’anima che si mantengono blu e violacei per chissà quanto tempo, e quando a tavola con i vostri figli mentre guardate il telegiornale vi scappa un ricchione state tirando un altro pugno nello stomaco a chi fa la valigia e parte con un segreto: l’amore.Sono contento che tu, alla fine, abbia messo giù i bei pensieri che avevi condiviso con me… uno schiaffo in faccia per i soliti molti. E meritato.