“Che schifo!” urla la bimbetta accompagnata dal padre e dal bamboccio puntando con il dito su quel groviglio di alghe attorno al castello di sabbia sulla battigia. Il fratello bamboccio prende la rincorsa e con il suo piedone quasi adolescente pesta la torre più alta del castello zombie di figlio N.2.
“Questa cosa qui l’ha costruita quel bambino in acqua”, dico io mostrando con un cenno della testa il piccolo che urla tra le onde e impreca a modo suo contro il bamboccio. “Scusi” dice, e continua a camminare accelerando il passo dietro al padre. “Va bene, non è grave” dico io con un sorriso, “ma magari aiutalo a rimetterlo a posto, ok?”. Nel frattempo figlio N.2 con il faccino arrabbiato e le lacrime a fil di ciglio è uscito dall’acqua e tenta di aggiustare la torre del castello distrutta. Il bamboccio continua a camminare voltandosi con la faccia offesa verso di me. Il padre si gira, fa le spallucce e dice sorridendo con fare complice “era distratto”. “Non lo era” gli dico seria,”l’ha fatto di proposito”. Se ne vanno tutti e tre e il bamboccio si volta verso di me con il broncio.
“E niente. A stare con la schiena dritta lo si impara da piccoli. E lo si impara dai genitori”, mormoro mentre impasto sabbia e restauro la torre danneggiata.
“Cosa, mamma?”, tirando su con il naso.
“Niente. Dicevo che hai costruito il castello più spaventosamente zombie che io abbia mai visto, tesoro.”