Mi dicono dalla regia che lo sto un po’ trascurando, il tumblo.
Sorry gente, sono stato un po’ incasinato negli ultimi tempi. Si spera che questa settimana sia meno frenetica, senza capo e senza colleghi tra le palle.
Mi dicono dalla regia che lo sto un po’ trascurando, il tumblo.
Sorry gente, sono stato un po’ incasinato negli ultimi tempi. Si spera che questa settimana sia meno frenetica, senza capo e senza colleghi tra le palle.
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“Il mantello del passato è fatto con il tessuto delle emozioni della nostra vita e cucito con i fili enigmaticidel tempo. In genere non possiamo fare altro che avvolgercelo attorno alle spalleper trarne conforto, o trascinarcelo dietro mentre ci sforziamo di proseguire il nostro cammino. Ma tutto ha una causa e un senso. Ogni vita, ogni amore, ogni azione, ogni emozione e pensiero hanno una ragione e un significato. E a volte riusciamo a vederli. A volte vediamo il passato con tale chiarezza, e le parti che lo compongono ci appaiono con tale limpidezza che ogni cucitura del tempo rivela il suo scopo, il messaggio che contiene. Nella vita di ognuno di noi – poco importa che sia vissuta nell’abbondanza o nella miseria – nulla porta più conoscenza del fallimento, e più chiarezza del dolore. E nella minuscola, preziosa saggezza che otteniamo, quei nemici temuti e odiati – dolore e fallimento – hanno ragione di esistere.”— Gregory David Roberts – Shantaram
Bello. Pero’ il mio pezzo preferito di Shantaram e’ questo:
“ Possiamo negare il passato, ma e’ impossibile sfuggire ai suoi tormenti, perche’ il passato e’ un’ombra che mormora, e ci segue passo dopo passo, segue la verita’ di cio’ che siamo, fino alla morte.
Dalla tavolozza viola e rosa del giorno nacque una notte blu e nera. Ci tuffammo insieme alla brezza marina in gallerie di luce. Il mantello del tramonto scivolo’ dalle spalle della citta’.
[…]
Mi lanciai nella notte, nelle strade affollate, sfrecciando con la moto nella ragnatela di luci della citta’. Non provavo nulla: niente paura, niente panico, neanche un brivido d’eccitazione. Nel gergo dei motociclisti spingere sul rosso significa dare tutto gas a ogni cambio di marcia, in modo che l’ago del contagiri schizzi sempre oltre il limite rosso che indica il massimo dei giri.Ognuno a modo suo, era quello che facevamo tutti, io, Karla, Didier, e Abdullah: spingevamo sul rosso le nostre vite. E lo stesso faceva Lisa. E Maurizio. Spingevamo l’ago in quell’esigua zona rossa.
Un mercenario olandese a Kinshasa mi aveva detto che l’unico momento in cui smetteva di odiarsi era quando il rischio era talmente grande da costringerlo ad agire senza pensare e senza provare nessuna emozione.
Avrei preferito che non me lo dicesse, perche’ sapevo esattamente cosa significava.Guidai a tutta velocita’ nella notte, e l’indifferenza che provavo somigliava molto a una sensazione di pace. ”