Costruire oggetti in modo che si rompano dopo un tempo determinato dal produttore potrebbe essere un reato. In Francia si riaccende il dibattito sull’obsolescenza programmata, dopo l’approvazione di un emendamento di tre parlamentari ecologisti. Com’è già successo in passato, la legge non vedrà mai la luce a causa dell’opposizione degli industriali. È la società dei consumi, bellezza, e noi non possiamo farci niente. Oppure no?
Sarà molto difficile che l’emendamento approvato venerdì scorso dalla commissione speciale per l’energia dell’Assemblée nationale resista all’esame dell’aula. L’iter del provvedimento sarà lungo e travagliato e l’emendamento probabilmente avrà vita breve, ma è comunque un segnale molto forte spedito al settore industriale. In Francia l’obsolescenza programmata (o pianificata) non è più un tabù. Anzi, secondo i tre parlamentari ecologisti che lo hanno presentato, è addirittura un reato punibile fino a due anni di reclusione, oltre che con una multa fino a 300mila euro. Cioè, chiunque produca oggetti in modo da farli durare poco si renderebbe responsabile di truffa ai danni dei consumatori, sostengono i deputati Eric Alauzet, Denis Baupin e Cécile Duflot.
Era ora che qualcosa cominciasse a smuoversi.