(Via FB)
Mese: settembre 2014
Lezione.
L’altro giorno, il prof corano dell’altro gruppo è venuto da me per chiedermi come avevo fatto alcune foto al microscopio.
Prima si è complimentato, dicendo che erano proprio un gran bel lavoro (con esplosione del mio ego) e poi mi ha chiesto se avevo tempo per spiegargli il protocollo e il programma usato.
Così ci siamo messi davanti al computer, con il programma aperto. Io spiegavo e lui prendeva appunti e faceva domande. Una fracca di domande.
Siamo andati avanti così per 1 ora e mezza. Lui prof, come fosse uno scolaretto, nonostante una lista di pubblicazioni da far spavento, seguiva passo passo quello che dicevo io. Poi mi faceva chiudere il programma così lui poteva ricominciare da capo, da solo, per vedere se aveva capito bene tutti i passaggi.E così, ancora una volta mi sono reso conto che arrivare ad un certo livello significa saper accettare i propri limiti e allo stesso tempo, non avere paura di superarli.
NASA spende 6,8 miliardi per riprendere i voli spaziali
La NASA ha sottoscritto un contratto da 6,8 miliardi di dollari con Boeing e Space X per la realizzazione delle navicelle spaziali adibite al trasporto di astronauti da e verso lo Spazio. Dopo l’interruzione del programma Space Shuttle il programma statunitense dei voli spaziali sta per riprendere: è un evento che passerà alla storia, anche se è conseguenza di un deteriorato rapporto con la Russia che non un capitolo positivo della nostra epoca.
Il commento migliore alla notizia: “Non faremo veri passi avanti nel viaggio spaziale fino a quando non inventeremo il motore a curvatura o qualcosa del genere. Per adesso e’ come voler esplorare l’oceano con una barchetta a vela alimentata a scoregge.”
Prima volta al museo in Italia per i Google Glass
E’ la prima volta al museo in Italia per i Google Glass: il debutto nel mondo dell’arte nello Stivale sarà il 26 settembre a Palazzo Barberini, location romana per la mostra “Da Guercino a Caravaggio”.
I Google Glass offriranno al visitatore un approccio diverso, decisamente hi-tech, al barocco: mentre osserveranno le opere esposte, i visitatori potranno visualizzare sullo schermo dei Glass i contenuti extra di approfondimento e di confronto della mostra. Alcune informazioni potranno essere esplorate tramite la realtà aumentata. I Glass consentiranno, quindi, di fruire delle opere esposte e di ottenere maggiori informazioni su di esse senza dover manipolare uno smartphone o altri strumenti elettronici utilizzati nei musei.
tsuki-no-hikari , segna 🙂
Pensioni baby, un fardello da 9 miliardi l’anno – POLITICA
Pensioni baby, un fardello da 9 miliardi l’anno – In Italia sono 530 mila. E costano mezzo punto di Pil.
Confartigianato ha calcolato che lo Stato ha bruciato circa 150 miliardi di euro per pagare questi assegni. Prima dell’introduzione dell’allargamento del retributivo (legge Brodolini del 1969) e delle pensioni baby il peso della previdenza del Pil era inferiore al 30%. Nel 1980 superò il 46, dando il là alla stagione del debito pubblico.
Un giorno dovremo spiegare ai nostri nipoti cosa erano le pensioni, che i nostri genitori avevano ancora, ai bei tempi.
Kids, I’m going to tell you an incredible story.
Philippe Daverio e il turismo anti-crisi – ECONOMIA
Philippe Daverio e il turismo anti-crisi – Il critico d’arte: «Renzi crei un ministero ad hoc».
Bionic ears: let’s hear it for cochlear implants
Oliver Campbell is a picture of childhood contentment. At just under two years old he is experimenting with words and is happily peppering his creative endeavours with them. But inside Oliver’s head something extraordinary is happening. Currents from tiny electrodes, curled inside the snail-shaped cochlea of his inner ear, are stimulating his auditory nerve, allowing him to hear. Take them away and Oliver’s world would be thrown into confusion. Read more
Photograph: Suki Dhanda for the Observer
Super-awesome reminder of how far our medical technology has come.
Non e’ proprio tutto oro quel che luccica.
Le protesi cocleari non sono una novita’, ma presentano anche diversi punti negativi rispetto alle classiche protesi acustiche BTE (retroauricolari), o a quelle interne (endoauricolari, pretimpanici, o a scomparsa nel canale uditivo).
Innanzitutto c’e il problema dell’intervento per l’innesto della parte interna, e il suo allacciamento al nervo acustico: oltre alle solite complicazioni chirurgiche (rischio di infezioni, necrosi, rigetto o estrusione del componente interno), c’e’ la vicinanza del nervo facciale a complicare le cose: un movimento sbagliato e resti con la faccia paralizzata da un lato.
Anche un nervo collegato al senso del gusto attraversa l’orecchio medio, e talvolta possono capitare disturbi del gusto come sintomi post-operatori. Eventuali accumuli di liquidi possono perfino causare sensazioni di vertigini (il senso di equilibrio e’ anch’esso generato dall’orecchio interno) o di acufeni (comunemente detto “mi fischiano le orecchie”).
Perfino l’allacciamento degli elettrodi al nervo acustico non e’ banale, e se non va bene al primo colpo, non e’ che puoi riprovare dopo. Resti sordo.Poi c’e’ il problema che, rimpiazzando la coclea, ma collegandosi comunque al nervo acustico esistente, e’ una soluzione non applicabile in casi di ipoacusia neurosensoriale dovuta NON a un danneggiamento delle cellule ciliate o dell’orecchio interno, ma a una degenerazione del nervo stesso.
Sarebbe come cambiare una lampadina a un lampadario col filo staccato.Inoltre l’interruzione tra nervo e coclea, per la sua natura, NON e’ reversibile. Se tra dieci anni usciranno terapie di ricostruzione cellulare piu’ avanzate (cellule staminali per la rigenerazione della coclea? nervi artificiali?), sono comunque cazzi: ormai hai tagliato.
Per tutti questi motivi, gli impianti cocleari sono considerati l’ultima risorsa, e vengono eseguiti solo in presenza di ipoacusie molto gravi, i casi non protesizzabili.
A differenza di cio’ che dice wikipedia, che indica 80 decibel come soglia limite, oggi la perdita massima protesizzabile con apparecchi esterni e’ abbastanza piu alta, ed e’ in continuo aumento. Ovviamente raggiungere recuperi di 100-105 decibel con apparecchi endoauricolari e pretimpanici e’ (ancora) impossibile, sono troppo piccoli per generare una tale potenza. Pero’ con quelli esterni retroauricolari, si riesce ad arrivarci.
Per la complessita’ dell’intervento, ci sono pochissime persone in grado di eseguirlo in italia, e la lista d’attesa dura anni.
Quando finalmente si viene operati, il cervello e’ ormai rimasto in assenza di stimoli sonori per anni e si e’ disabituato a gestirli. Un’attivazione immediata dell’impianto cocleare fornirebbe al cervello un flusso di informazioni sonore che non e’ piu’ in grado di elaborare, mandandolo in shock.Spesso addirittura, il flusso di informazioni e’ superiore al massimo che il soggetto ha mai sperimentato, perche’ molte volte si tratta di ipoacusie congenite, dalla nascita. Per questo la riabilitazione e’ progressiva: per mesi e mesi, si attiva la protesi a potenza ridotta, aumentandola progressivamente. Il cervello deve reimparare ad elaborare i suoni.
Ecco perche’ spesso i candidati piu’ probabili sono i bambini, soggetti il cui cervello e’ in grado di adattarsi meglio, e di reimparare piu’ facilmente ad associare suoni a significati. Per gli adulti molte volte c’e’ poco da fare.
Anche se l’intervento va a buon fine, la programmazione di un impianto cocleare moderno non e’ facile. Mentre la mappatura di una normale protesi acustica si basa su pochi canali di frequenza (in genere da 8 a 16, a seconda di quanto e’ sofisticato il modello), una protesi cocleare simula in modo piu’ fedele la coclea, e richiede una mappatura molto piu sofisticata. Poche persone in italia sono in grado di programmarle, essendo un mercato molto di nicchia, e ancora meno sono in grado di farlo in modo ottimale.
Spesso il paziente non ha conoscenze tecniche per aiutare l’audioprotesista nella programmazione, e cio’ non aiuta. Se per una protesi classica, un generico “sento male le voci“ puo’ essere interpretato a spanne con un ”alza di 10 decibel sulla banda dei 1000Hz”, per un impianto cocleare non e’ cosi’ banale.
Last but not least, l’aspetto economico: un impianto cocleare costa decine di migliaia di euro, per non dire centinaia, e non tutti se lo possono permettere. Non so come siamo messi in italia col SSN, se lo passa parzialmente o in toto, ma per fare un paragone con le protesi acustiche classiche (retroauricolari o endoauricolari), il SSN passa delle protesi analogiche da 500 euro, senza nemmeno la regolazione di alti bassi e medi. Una tecnologia che era gia’ obsoleta 15 anni fa. Una coppia di moderne protesi digitali programmabili costa sui 6-7mila euro, da tirare fuori di tasca propria.
Insomma, l’impianto cocleare e’ un’ottima tecnologia, e senz’altro e’ utile in molte situazioni, ma e’ comunque l’ultima spiaggia, diciamo, adatto solo a situazioni limite, e applicabile solo in parte di esse.
Autoreblog per diffusione, perche’ l’argomento mi sta molto a cuore. Magari se qualcuno che ne qualcosa sull’argomento, tutte le integrazioni, correzioni o aggiornamenti sugli ultimi sviluppi sono piu’ che benvenuti.
In genere non mi piace spammare i miei spettacoli, ma davvero volete perdere l’occasione di mangiare polenta e fagioli vestiti da operai anni ‘40? 😉Debutta, dopo mesi di preparativi, un evento di teatro partecipato al Lanificio Botto di Miagliano. Più di 60 le persone coinvolte nella creazione di uno spettacolo ad ampio respiro che ha scelto come luogo di rappresentazione gli spazi infiniti di un opificio fermo da quasi 30 anni. Il Lanificio vuole essere emblema di tutte le fabbriche del Biellese, che in qualche modo possono tornare a rivivere ma, soprattutto, vuole raccontare una storia del nostro passato per ancorarci al presente: Il Contratto della Montagna, accordo sindacale rivoluzionario avvenuto nel 1944 in pieno conflitto mondiale.
Il titolo dello spettacolo è FABBRICA DI GUERRA e prevede 3 serate diversificate con ospiti d’eccezione:
Debutto venerdì 12 settembre, alle 19, un’ospite speciale Wanda Canna: staffetta partigiana di Borgosesia, donna dal carattere forte e grande ironia, che racconterà alcuni aneddoti legati al periodo degli scioperi del 43 e 44, aprendo così le tre giornate teatrali di totale immersione nel Contratto della Montagna.
Sabato 13 settembre, alle 19, ospite Giorgio Lozia, miaglianese, ricercatore del gusto, scrittore di libri relativi alla tradizione culinaria biellese e alla Valle Cervo, in particolare. Per Fabbrica di guerra ripropone una lezione creata appositamente per noi sui cibi del periodo della guerra, raccogliendo piatti curiosi e le testimonianze di signore la cui età media è intorno ai 90 anni, Alba Albertazzi, Bianca Rosa Gremmo Zumaglini e Rosa Gina di 104 anni.
Domenica 14 settembre, sempre alle 19, la Dott.ssa Elena Accati ci presenterà il suo libro: “Infanzia di guerra in Valle Cervo: un giardino di ricordi”. La sua testimonianza di bambina, sfollata in quel periodo in Valle Cervo, è ricca di spunti e riflessioni e di testimonianze di altri protagonisti di un’epoca dolorosa. Il libro si snoda attraverso dodici capitoli. Ognuno di essi ha come filo conduttore una specie vegetale.
E’ previsto dress code, ma nel caso in cui l’abbigliamento presentato alle costumiste non sia consono, esse provvederanno a fornire allo spettatore adeguato travestimento!All’ingresso, con il biglietto da 15 euro, si riceve anche la TESSERA ANNONARIA che dà diritto alla razione di guerra e alla scelta di abiti (da restituire all’uscita)
ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO
Operaia/donna anni ‘40Gonna appena sotto il ginocchio, svasata o a pieghe (no gonne a tubo)
Camicetta maniche lunghe o corte, meglio se arricciate all’attaccatura, di cotone o maglina (in alternativa a gonna e camicetta vestito intero dalla stessa linea)
Eventuale golfino lunghezza vita, abbottonato davanti
Scarpe basse, con mezzo tacco comodo oppure di linea ortopedica (no scarpe da ginnastica)
Tessuti: tinta unita, fiorellini, righe, pois
Operaio/uomo anni ‘40Pantaloni comodi a vita alta di linea classica preferibilmente con pinces, di colori scuri
Camicia maniche lunghe o corte, tinta unita o a quadri poco appariscenti
Gilet di tessuto o maglia
Eventuale pullover scollo a V
Scarpe comode allacciate o scarponcini (no scarpe da ginnastica)
Idem per bambini e ragazzi, colori adeguati e pantaloncini per i maschietti o gonne per le femminucce.Informazioni contrattodellamontagna@gmail.com
Prenota on line o passa dalle rivendite per acquistare il biglietto
50 città da visitare almeno una volta nella vita
Nella lista infinita di cose da fare nella vita, è facile talvolta perdere di vista quelle essenziali. Perciò ci siamo rivolti alla comunità di viaggiatori di minube.net con un obiettivo molto semplice: trovare le migliori destinazioni di viaggio al mondo. Dalle antiche capitali alle moderne città dell’Asia, nelle Americhe e oltre, ecco le 50 città da vedere almeno una volta nella vita.
Appena 10 su 50 😦
Non va bene, bisogna recuperare quanto prima.
Fievel sbarca in America, Dragon’s Lair, Alla ricerca della Valle Incantata e le altre opere di Don Bluth
Un animatore della Disney che a un certo punto decide di mettersi in proprio con alcuni colleghi, creando una serie di compagnie perserguitate dalla sfiga che, per tutti gli anni 80 e 90, sfornano successi come Fievel sbarca in America, Dragon’s Lair, Alla Ricerca della Valle Incantata e Anastasia, riuscendo a far concorrenza alla casa di Topolino. Il suo nome è Don Bluth, e questa è la storia del suo sogno
Ne ho trovati un paio da recuperare 🙂