emmanuelnegro:
catastrofe:
Due o tre cose che ho imparato sul Portogallo e i portoghesi limitatamente a un soggiorno fisso di sette giorni a Porto di cui due occupati da un fantastico matrimonio in una delle migliori cantine di porto della città (città che in realtà non è Porto ma Vila Nova de Gaia, che sta sulla riva sud del fiume che bagna Porto, giusto dirimpetto a quest’ultima)
-i portoghesi, mediamente, danno indicazioni stradali a chiunque, anche se non gliele hai chieste, anche se sai già dove andare e per dove andare, anche se stai utilizzando il navigatore del cellulare – ovvero per il portoghese medio tu non devi andare dove vorresti, ma dove lui pensa che sia meglio per te andare (di solito si tratta della cattedrale di Porto);
-un piatto non è completo se non ha un uovo all’occhio di bue sopra;
-un pasto non è completo se non si è iniziato con un piatto di olive e una zuppa calda, e lo si è finito con formaggio di capra o torta al cioccolato;
-esistono diversi tipi di porto, ma dopo la terza bottiglia scolata in loco non mi ricordo più niente;
-i tedeschi all’estero sono i nuovi italiani all’estero;
-alla televisione trasmettono solo partite di calcio e programmi che riguardano partite di calcio, i quali vengono ogni tanto interrotti da telegiornali in cui si comunica il nome del nuovo primo ministro (di solito questo accade fra la mezzanotte e le due di ogni altro giorno);
-nei ristoranti e in tutti i negozi in genere, l’infima velocità del servizio è resa tollerabile solo dall’estrema premura che sai ci sarà nello stesso;
-la lingua portoghese consiste in un’unica parola passepartout ripetuta in continuazione, di cui cambiano, a volte, intonazione e accento: “OBRIGADO”;
-gli autobus hanno un servizio wi-fi libero e gratuito così potente che ancora oggi qui a Padova riesco a beccarlo con una tacca;
-sputare per terra non è obbligatorio, ma se non lo fai sarai guardato con estremo sospetto;
-capisci che i portoghesi in genere sono piccoletti non tanto perché quelli che incontri per strada sono effettivamente piccoli (anzi, ci sono pure diversi cristoni di due metri), quanto perché ogni maledetto water sul quale hai tentato di sederti è di dimensioni che spaziano dal minuto al microscopico.
[precedentemente su queste pagine: Berlino]
Ho riso un sacco e ora la faccio leggere al mio collega di Porto, vediamo cosa ha da dire. 😀
Io aggiungerei:
– Un normale essere umano non riesce a pronunciare la ã e la õ del portoghese senza tapparsi il naso con le dita. Loro si. E riescono pure a distinguerle dalle a ed o normali. Desculpe, onde está a estação do São Bento ?
– Le cantine del Porto non sono a Porto, ma a Calem e dintorni, sulla dalla riva opposta del Douro. Il nome portogallo viene proprio da Porto-Calis, le due citta’ sulla foce del fiume, di cui una, nel corso dei secoli si e’ deformata in Calem. Tra Porto e Calem c’é una rivalitá pari a quella tra Pisa e Livorno, alimentata anche dal fatto che Porto e’ conosciuta in tutto il mondo, Calem non se la caga nessuno.
– Per i motivi al punto sopra, la gente di Calem soffre di un complesso di inferiorita’. La metro che da Porto scende la Baixa e attraversa il ponte di Eiffel, a Calem scorre in superficie. Ma guai a chiamarlo treno o tramvia. Si offendono. Loro hanno LA METRO. Non sia mai che siano da meno di Porto.
– Meta’ degli erasmus portoghesi, hanno fatto l’erasmus in italia. Per loro l’italia e’ come per noi la spagna. E’ quasi piu facile trovare un universitario che parla italiano, che uno che parla inglese.