sovietcigarettesandstuff:

heresiae:

killingbambi:

did-you-kno:

5 and 6 year old children exposed to religion have more difficulty telling the difference between fact and fiction, and according to a recent study they were less likely to label characters in fantasy stories as fictional. Source

(questa cosa un po’ mi infastidisce. non è che essere “esposti” a una religione sia dannoso per la salute, nonostante tutti i cretini che usano la loro come scusa per fomentare le proprie paranoie. e cosa ci sarebbe di male ad avere cinque o sei anni – non quindici eh, cinque – e non sapere ancora se babbo natale o la fatina dei denti sono personaggi veri o di fantasia?)

che poi crescono e cominciano a credere ai vaccini che causano l’autismo e alle scie chimiche

Raga, io a cinque-sei anni ero fissa in chiesa. E ci sarei rimasta per i successivi dieci anni. E no, non mi pare di esser messa così male. (al massimo compenso con una vivida immaginazione, ma quella la sfrutto per cazzi squisitamente miei) 

Anche io sono sempre andato a messa e a catechismo. Non ricordo fino a che eta’, sicuramente fino alla prima comunione, ma forse anche fino a poco prima della cresima. Ovviamente non me ne fregava una beata fava, mi rompevo i coglioni a morte, e consideravo le catechiste delle bigotte rincoglionite, che a ogni mia domanda di logica, rispondevano sempre a cazzo, sempre in modo evasivo, e sempre senza rispondere davvero.

A catechismo ho imparato cos’é la politica, in pratica.

Sto ancora aspettando che mi spieghino come cazzo funzionava esattamente il roveto ardente di mose’, che bruciava senza consumarsi.

– “Maestra, ma come non si consuma! Ma nel senso che era un cespuglio fossile? Tipo un osso? E per bruciare l’aveva spruzzato con lo spirito? Cioe’, no lo spirito santo eh, lo spirito che nonna mette sui ginocchi quando casco, quello si che brucia…

– “Guarda che chiamo il don, eh ! Falla finita!

Oscurantisti. Non fermerete il progresso.

E via a fare esperimenti con la lacca per capelli di nonna, usandola come lanciafiamme, per vedere se gli ossi trovati nella cuccia del cane si consumavano bruciando o no.

emilyvalentine:

Quando vai a comprare un regalo in un negozio e, al momento di pagare, devi assolutamente fare la famosa domanda:

Volendo si può cambiare, giusto?

E la commessa già sa che stai per fare quella domanda perché, giustamente, se l’è sentita fare quelle venti miliardi di volte.

Tu: Ma volendo…

Lei:

Tu: No, dico, volendo si può..

Lei: Sì, sì. Nessun problema

Tu: No, quello che intendevo è, volendo si può camb…

Lei: Certo

Tu: No, non ci siamo capiti. Volendo, il REGALO, si può…

Lei: Lei è nel giusto. Si può fare quello che mi sta chiedendo

Tu: Quindi…

Lei: Sì. Tempo 15 giorni con lo scontrino

Ma a te non sta bene! Tu hai bisogno che lei senta la frase. Perché altrimenti non puoi uscire dal negozio, altrimenti l’universo implode. E quindi, quando stai per prendere la busta, trattieni il respiro per un attimo e poi con una mossa furtiva da ninja metropolitano ossessivo-compulsivo ti appendi al lampadario e gridi come una titina in mezzo ai quartieri:

ALLORA SE IL REGALO NON PIACE ALLA PERSONA DEL REGALO E LUI VUOLE CAMBIARE IL REGALO LO POSSIAMO CAMBIARE IL REGALO, SEMPRE OVVIAMENTE RISPETTANDO TUTTE QUESTE REGOLINE DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO?

E alla povera commessa esplode la testa per lo spavento. E non ha neanche risposto alla tua domanda. Ma la maleducazione di questi addetti alla vendita. proprio.

travelingcolors:

Patio de Banderas, Seville | Spain (by Nacho Coca)

In questo punto esatto (diciamo 3 metri a sinistra da dove e’ stata scattata la foto), io, un australiano, due portoghesi e una spagnola, senza che nessuno avesse mai visto prima gli altri, ci siamo trovati per caso mentre eravamo de botellon per il barrio de Santa Cruz, la sera, e ci siamo messi a suonare insieme. Io non avevo il djembe’, ma la spagnola ne aveva due, e me ne ha prestato uno. Dopo una mezz’oretta, un brindisi, saluti a tutti, e ognuno per la sua strada 🙂