Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?

Pomeriggio in giro per i boschi a far castagne, io e il mi’ babbo, in montagna.

A un certo punto mi giro, e non c’e’ piu’. Mi dico che sara’ li vicino, tranquillo tanto ora torna. Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora. Comincio a preoccuparmi, dove cazzo e’ andato ? Lo chiamo, ma non risponde. Sara’ cascato? Avra’ battuto la testa ? (Si, ma da piccino contro il seggiolone).

Comincio a scendere il fianco della montagna chiamandolo, per vedere se lo trovo. Niente. Il cellulare non squilla, ce l’ha spento. Penso che magari ha fatto il giro da sotto e mi sta aspettando da qualche parte dove il passaggio e’ obbligato. Il bivio del sentiero? Io aspetterei li. Torno su e poi indietro fino al bivio, ma niente, non c’e’.

Provo ad aspettare. Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora. Nulla. Sara’ tornato alla macchina? In mezz’ora ci arrivo, andiamo a vedere. Niente, non e’ nemmeno alla macchina. Il cellulare ovviamente non se lo e’ portato dietro, lo ha lasciato in macchina sul sedile. Porcoddio.

Che faccio? Sono le 6, siamo dal lato in ombra della montagna. Ho ancora mezz’ora – un’ora al massimo di luce. Ce la faccio a fare un altro viaggio di andata e ritorno prima che sia buio? Proviamo.

Torno fino al punto dove l’ho visto l’ultima volta, chiamandolo e camminando in modo rumoroso per farmi sentire. Poi penso che magari cosi’ non sento lui, se sta chiamando, e comincio a muovermi in silenzio, ascoltando.

A un certo punto eccolo bello tranquillo, zaino a spalle e bastone, in mezzo al viottolo:

Ah eccoti. Hai trovato nulla te?

Ma dove cazzo eri? Son tre ore che ti cerco e ti chiamo!

Ah si? Non t’avevo sentito. Ero andato a vedere se c’erano du’ funghi la sotto, dopo la zona dei pini.

Tranquillo, come se niente fosse.

Io lo ammazzo. Una volta o l’altra mi leggerete sul giornale.

boh-forse-mah:

http://www.pnat.net/jellyfish-barge/

“Jellyfish Barge”, una serra galleggiante adibita alla coltivazione di ortaggi e fiori, completamente autonoma dal punto energetico, che non prevede consumo di suolo, acqua dolce o energia chimica. Il gruppo di studiosi e ricercatori del LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) dell’Università di Firenze, diretto dal professor Stefano Mancuso, georgofilo, sono stati gli ideatori di questo progetto innovativo a bassissimo impatto ambientale.

Come si compone “Jellyfish Barge”? Si tratta di un modulo galleggiante, posto su una piattaforma di legno costruita con una orditura di travi che ingabbiano fusti vuoti di plastica. Su questa base galleggiante, viene fissata una serra agricola alta 3,5 mt, con struttura in legno, acciao e rivestimento in polietilene. La serra è completamente autonoma per l’approvvigionamento di acqua dolce necessaria alla coltivazione, sfruttando una tecnologia basata sulla distillazione solare. In questo modo la serra è in grado di soddisfare il proprio bisogno idrico con 50 lt al giorno di acqua dolce e pulita. L’energia per azionare le pompe viene invece fornita da un sistema innovativo, che sfrutta il moto ondoso per produrre elettricità da pannelli fotovoltaici, mentre tutti i sistemi sono automatizzati e monitorati da lontano.