Pomeriggio in giro per i boschi a far castagne, io e il mi’ babbo, in montagna.

A un certo punto mi giro, e non c’e’ piu’. Mi dico che sara’ li vicino, tranquillo tanto ora torna. Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora. Comincio a preoccuparmi, dove cazzo e’ andato ? Lo chiamo, ma non risponde. Sara’ cascato? Avra’ battuto la testa ? (Si, ma da piccino contro il seggiolone).

Comincio a scendere il fianco della montagna chiamandolo, per vedere se lo trovo. Niente. Il cellulare non squilla, ce l’ha spento. Penso che magari ha fatto il giro da sotto e mi sta aspettando da qualche parte dove il passaggio e’ obbligato. Il bivio del sentiero? Io aspetterei li. Torno su e poi indietro fino al bivio, ma niente, non c’e’.

Provo ad aspettare. Un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora. Nulla. Sara’ tornato alla macchina? In mezz’ora ci arrivo, andiamo a vedere. Niente, non e’ nemmeno alla macchina. Il cellulare ovviamente non se lo e’ portato dietro, lo ha lasciato in macchina sul sedile. Porcoddio.

Che faccio? Sono le 6, siamo dal lato in ombra della montagna. Ho ancora mezz’ora – un’ora al massimo di luce. Ce la faccio a fare un altro viaggio di andata e ritorno prima che sia buio? Proviamo.

Torno fino al punto dove l’ho visto l’ultima volta, chiamandolo e camminando in modo rumoroso per farmi sentire. Poi penso che magari cosi’ non sento lui, se sta chiamando, e comincio a muovermi in silenzio, ascoltando.

A un certo punto eccolo bello tranquillo, zaino a spalle e bastone, in mezzo al viottolo:

Ah eccoti. Hai trovato nulla te?

Ma dove cazzo eri? Son tre ore che ti cerco e ti chiamo!

Ah si? Non t’avevo sentito. Ero andato a vedere se c’erano du’ funghi la sotto, dopo la zona dei pini.

Tranquillo, come se niente fosse.

Io lo ammazzo. Una volta o l’altra mi leggerete sul giornale.

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