È in vita da pochi mesi – ha esordito ad aprile – e ha già conquistato 130mila olandesi. È un nuovo modello di business, inventato dai giornalisti Marten Blankesteijn e Alexander Klöpping. Tanto appetibile che due colossi dell’editoria mondiale come il gruppo di Axel Springer e il New York Times hanno deciso di investire nell’idea tre milioni di euro. Ne ha parlato ieri il Wall Street Journal, segno evidente del forte interesse dei big nei confronti di tutto quello che può rivitalizzare il settore.
Blendle è un aggregatore di articoli. Ce ne sono già tanti, ma questo sta dimostrando di funzionare. Perché? Forse perché si ispira a un modello consolidato: iTunes. Già, la piattaforma non fa altro che proporre in vetrina gli articoli più interessanti di quotidiani e magazine olandesi, quelli delle firme più prestigiose e quelli dei giornalisti bravi. Chi vuole leggerli clicca e paga: alcuni costano 10 centesimi di euro, altri 25, altri ancora 49 o 75 centesimi, fino a un massimo di 90. Così come si fa per i singoli brani musicali su iTunes. È come avere un’intera edicola a disposizione, piluccare, scegliere, acquistare, leggere.
Secondo me potrebbe prendere piede un modello in cui i giornalisti freelance pubblicano direttamente la notizia sull’aggregatore senza passare da nessun giornale.
A questo punto un ottimista potrebbe pensare che sia meritocrazia: chi scrive meglio, guadagna di piu’.
Un pessimista invece, vedrebbe un proliferare di notizie in stile colonna destra di repubblica, visto che la massa semianalfabeta vuole quelle.
D’altronde se uno e’ disposto a pagare per leggere un articolo, magari ci pensa due volte prima di cliccare sulla stronzata della lumaca ninja o del rospo killer.