“Li riconosci perché scrivono su Facebook senza punteggiatura, con i puntini al posto dei punti, con le virgole al posto dei puntini, con abbreviazioni inutili, senza congiuntivi, “ai” e “o” usati come verbi. Li riconosci perché se provi a parlarci di politica partono con dei pipponi in cui si contraddicono ogni due frasi, pretendono che tu provi “con dati statistici” ogni cosa che dici (ma non sono in grado di fare altrettanto), non capiscono quello che scrivi.
Non. Sanno. Leggere.”
Forse è già passato in dash, ma date una letta.
” Se invece il tuo obiettivo è accentrare, la cosa più furba che tu possa fare è incoraggiare l’ignoranza: celebrarla, glorificarla, farla diventare una condizione aspirazionale, di purezza.
E allora dagli con la mistica del rapper che ha imparato all’università della strada, del meccanico con le manazze ruvide che fa sospirare le intellettuali di città annoiate dalla vita moderna, del leghista che non ha studiato ma è uno del popolo, del grillino che legge solo status di Facebook ma si sente migliore dei politici di professione, della mamma – eh, la mamma! – che non ha studiato e non lavora ma è una mamma e quindi capisce tutto.
Lo studio diventa una condizione di inquinamento dell’anima, uno stato di progressiva corruzione: più sai, più la puoi impapocchiare a chi non sa. Se sai, diventi parte del sistema che cerca di mettercela in culo a tutti. “
