Entra la capa all’improvviso “che facevi?” 

Guardavo immani pacchi di fica scorrere sulla mia dashoboard! Vagonate di fregna che alzerebbero pure l’uccello di Aldo Busi danzare davanti ai miei occhi. Carrettate di passera catturare la mia attenzione, ricordandomi quanto l’intelletto sia niente senza la carne umana, la lussuria, l’avidità di sesso, il desiderio di penetrare un corpo, l’immaginarsi, continuamente, orgasmi infiniti, fiumi di sborra e quella voglia di scopare sconosciute per rivedere, ogni volta, quell’improvvisa luce accendersi negli occhi dell’altra persona. Quel bagliore momentaneo prima di rinchiudersi in bagno, come scossa quando si apre una porta, provocando l’unica forza uguale e contraria all’entropia, alle leggi del caos, alla tattica del fuorigioco e che in quel preciso momento smettono contemporaneamente di funzionare, così come il tempo di scorrere per far posto a quello che Lévi-Strauss definì “le più grandi erezioni dai tempi della scoperta della geometria euclidea.”

No, niente, cercavo un articolo sulle deacetilasi nelle microglia.

Soprappensiero

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WHOA!

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They are not some anonymous “a tribe in India”, they are the War-Khasi. Speaking as a former anthro student and as a reference librarian, I am beyond sick of posts (and articles, and emails, and museum displays) like this that present the work of a people without actually naming the people. It’s erasure, it’s reducing the great works of a culture to an Ozymandias-esque curiosity for foreigners to consume rather than an accomplishment that should help bring awareness of that culture’s existence. 

They are the War-Khasi, a division of the Khasi, a people who call themselves Hynñiew Trep. They live in Meghalaya, and they have been building these bridges in the town of Cherrapunji for longer than anyone knows. They are not anonymous.