Entra la capa all’improvviso “che facevi?” 

Guardavo immani pacchi di fica scorrere sulla mia dashoboard! Vagonate di fregna che alzerebbero pure l’uccello di Aldo Busi danzare davanti ai miei occhi. Carrettate di passera catturare la mia attenzione, ricordandomi quanto l’intelletto sia niente senza la carne umana, la lussuria, l’avidità di sesso, il desiderio di penetrare un corpo, l’immaginarsi, continuamente, orgasmi infiniti, fiumi di sborra e quella voglia di scopare sconosciute per rivedere, ogni volta, quell’improvvisa luce accendersi negli occhi dell’altra persona. Quel bagliore momentaneo prima di rinchiudersi in bagno, come scossa quando si apre una porta, provocando l’unica forza uguale e contraria all’entropia, alle leggi del caos, alla tattica del fuorigioco e che in quel preciso momento smettono contemporaneamente di funzionare, così come il tempo di scorrere per far posto a quello che Lévi-Strauss definì “le più grandi erezioni dai tempi della scoperta della geometria euclidea.”

No, niente, cercavo un articolo sulle deacetilasi nelle microglia.

Soprappensiero

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