Lettera Aperta La Strategia Energetica Nazionale

masoassai:

gigiopix:

masoassai:

trailserioeilfaceto:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

e, p.c.,
al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi
al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti
al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan
al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini

Caro Presidente,

siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne.

Definire le linee di
indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema
complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque
prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e
culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i
seguenti:

1) E’ necessario ridurre il consumo di energia,
obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza
energetica e, ancor più, con la creazione di una cultura della
parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo
che ha risorse limitate.

2) La fine dell’era dei combustibili
fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare
l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti
climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo
per il 90%, significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro
Paese da altre nazioni.

3) E’ necessario promuovere, mediante
scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che
siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su
tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di
colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.

4) Le energie
rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti
vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su
scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera
energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.

5) La
transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già
avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea
ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il
Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).

L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma
ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria
manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato
all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad
esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre
vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali
dalla transizione energetica in atto.

Purtroppo la Strategia
Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli
precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa
strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli
36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle
residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate
come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile
importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna,
lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le
regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.

Il decreto
attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e
sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie
potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe
che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le
affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor
più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed
estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura
compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia
nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in
considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio
energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non
semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie
rinnovabili.

Il mancato apporto, quantitativamente marginale,
delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente
compensato riducendo i consumi. Ad esempio, mediante una più diffusa
riqualificazione energetica degli edifici, la riduzione del limite di
velocità sulle autostrade, incoraggiando i cittadini ad acquistare auto
che consumino e inquinino meno, incentivando l’uso delle biciclette e
dei mezzi pubblici, trasferendo gradualmente parte del trasporto merci
dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi e, soprattutto,
mettendo in atto una campagna di informazione e formazione culturale, a
partire dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei
consumi individuali e collettivi e dello sviluppo delle fonti
rinnovabili rispetto al consumo di combustibili fossili e ad una estesa
trivellazione del territorio.

L’unica via percorribile per
stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e
l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del
costo dell’energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da
altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la
produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico
delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva
ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un
intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle
energie rinnovabili e della green economy.

Nella speranza che si
possa aprire un costruttivo dibattito sui problemi riportati in questo
appello, con uno spirito di leale e piena collaborazione auguriamo a Lei
e al Suo Governo un proficuo lavoro per il bene della Nazione.

Il Comitato Promotore:

Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna
Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR
Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna
Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna
Enrico Bonatti, ISMAR-CNR
Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università di Bologna
Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Romano Camassi, INGV
Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV
Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Bologna
Marco Cervino, ISAC-CNR
Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR
Sandro Fuzzi, ISAC-CNR
Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università di Bologna
Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna
Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna
Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università di Bologna
Micol Todesco, INGV
Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università di Bologna
Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA

mi piacerebbe conoscere che ne pensa giogiopix, se per caso è in linea ora o legge

Che dire, non ho certo la pretesa di avere opinioni più autorevoli di gente così qualificata e preparata. Nel mio piccolo comunque, condivido quasi tutto quanto sopra.
Ci sono solo un paio di punti che non mi sento di sottoscrivere, tuttavia, ma ribadisco, si tratta di opinioni personali, e non ho una preparazione tecnica adeguata per sostenerle con forza.

1) La riduzione dei limiti di velocità in autostrada: é vero che un motore termico ha un rendimento maggiore ai bassi regimi (e un motore a ciclo diesel, più di un motore a ciclo otto), ma l’efficienza energetica non si favorisce IMPONENDO per legge dei limiti di velocità tali da mantenere il rendimento in certe fasce.

Piuttosto si può spingere su delle leggi che impongano ai produttori l’utilizzo di tecniche già note e diffuse, ma tuttora poco applicate sulle auto di fascia media e bassa: kers per il recupero di energia in frenata, motori ibridi, riduzione del peso grazie a leghe leggere, motori a metano turbocompressi di serie, meccaniche particolari per la riduzione degli attriti di trasmissione, eccetera.

2) sono assolutamente a favore del fotovoltaico, però con le tecnologie attuali ha un grosso limite, peraltro condiviso dall’eolico e dalle altre fonti rinnovabili: la mancata capacità di immagazzinamento dell’energia prodotta. Non esistono ancora batterie o supercondensatori in grado di accumulare tutta la carica generata da un generatore eolico o da una centrale solare, per cui la corrente viene immessa nella rete.
Ciò significa che tale corrente deve essere consumata nel momento stesso in cui viene generata, e che non si possono immettere sulla rete eventuali surplus di energia che non verrebbero assorbiti.

Questo paradossalmente ha portato a una situazione in cui di giorno, quando c’é il sole, talmente tanta corrente generata a fotovoltaico viene immessa sulla rete, da richiedere lo spegnimento delle centrali a combustibili fossili. Che però devono essere riaccese di notte, quando il fotovoltaico smette di produrre.

Questi continui spegnimenti e riaccensioni delle centrali a combustibili fossili, incidono molto sia sul loro rendimento, sia sui costi, al punto costerebbe quasi meno tenere sempre accese solo le centrali a combustibili fossili, e sacrificare il fotovoltaico.

Un altro grande limite del fotovoltaico attuale é la ridotta fascia di temperatura ammissibile: paradossalmente, la stagione in cui i pannelli hanno un rendimento maggiore, non e’ l’estate, come verrebbe da supporre, ma la primavera.
Questo perché d’estate si arriva facilmente a una temperatura tale che il pannello entra in protezione, per evitare surriscaldamenti.

Anche l’eolico ha i suoi limiti: le turbine hanno bisogno di una velocità del vento minima per generare corrente, ma hanno anche una velocità massima oltre la quale il carico generato sarebbe troppo elevato per essere assorbito dalla rete, per cui le pale vengono bloccate.

Tutti questi limiti tecnici non dovrebbero certo frenare l’adozione delle fonti rinnovabili, ma vanno tenuti di conto in fase di pianificazione economica della strategia energetica, quando si ragiona a livello nazionale.

Non e’ cosi’ facile come sembra.

non vorrei passare da ingrato (anzi: grazie), ma ho altre due domande: e allora la produzione di energia elettrica tramite dighe o nucleare come funziona? viene mandata tutta in rete? non accumulano?
e poi, perché non vengono messe pale “eoliche” sott’acqua dove passano le correnti più forti? per i possibili danni ambientali? danneggiamento delle correnti/ambiente? è un casino costruirle? è costoso mantenerle? se le sai, ste cose. senza ammattire. rigrazie

Tutta la corrente viene immessa in rete nel momento in cui e’ generata, non esistono accumulatori in grado di immagazzinare la corrente generata da una centrale, con la tecnologia attuale. Esistono solo centrali in grado di controllare la quantita’ di energia immessa in rete in funzione del fabbisogno energetico.

Nel caso delle centrali idroelettriche, ad esempio, si ha maggior controllo rispetto al solare o all’eolico: essendo la corrente generata dalla forza motrice che la spinta dell’acqua in caduta dall’alto imprime alle turbine, si puo’ decidere quando e quanta acqua far scendere, a seconda delle esigenze della rete, agendo sulle chiuse della diga. In pratica mantenendo l’acqua in un bacino a monte, e’ come se si accumulasse corrente sotto forma di energia potenziale, da trasformare in energia cinetica solo nel momento desiderato.

Nel caso del nucleare, si controlla il calore generato alzando e abbassando le barre di controllo all’interno del nucleo, composte da materiali che a seconda ella loro presenza, rallentano o accelerano la reazione nucleare.

Per quanto riguarda lo sfruttamento delle correnti sottomarine, esistono gia’ centrali di questo tipo, e sfruttano un’idea semplice: inserire delle eliche simili a quelle dei generatori eolici (in realta’ sono piu simili alle eliche delle navi) in acqua, invece che in aria. E’ stato da poco aperto un grosso impianto di questo tipo in Inghilterra. In italia e’ stato installato un impianto simile sullo Stretto di Messina, in modo da sfruttare le correnti che lo attraversano.

Le tecnologie pulite e rinnovabili, comunque sono tante, non c’e’ che l’imbarazzo della scelta:

  • centrali a moto ondoso: si sfrutta il movimento impresso a dei galleggianti ancorati al fondale dalle onde. Ne esistono diversi tipi. In Norvegia stanno addirittura cercando di trasformare vecchi pescherecci in piccole centrali a moto ondoso semoventi.
  • solare a concentrazione: una idea italiana, un campo di specchi parabolici disposti ad anelli concentrici, tutti col fuoco della parabola che converge su un contenitore posto al centro: il calore concentrato forza la trasformazione di un liquido in vapore, che fa girare una turbina. Il primo impianto esistente e’ stato aperto dall’Enel qualche anno fa in Sicilia.
  • eolico a kite: altra invenzione italiana, un enorme anello di qualche km di diametro, con tante vele simili a quelle da kite o da parapendio, ancorate tramite cavi, che catturano la spinta del vento. A differenza dell’eolico classico, riescono a catturare le correnti di alta quota, molto piu forti di quelle vicine al terreno. Credo che l’unico impianto al momento sia in costruzione in Piemonte.
  • centrali talassotermiche: si sfrutta il gradiente termico oceanico, ovvero la differenza di temperatura alle diverse profondita’ del livello del mare, per il solito ciclo vapore + turbina. Esistono alcuni impianti costruiti su piattaforme galleggianti, ma ovviamente non nel Mediterraneo.
  • centrali geotermiche: si sfrutta la pressione dei vapori sprigionati naturalmente dal sottosuolo, per imprimere il movimento alle turbine. In Toscana c’é la centrale di Larderello, che da sola produce il 10% di tutta l’energia geotermica mondiale.

Ce ne sono molte altre, che non conosco nemmeno. Non e’ il mio campo.

Comunque il motivo per cui eolico e fotovoltaico si sono diffusi cosi’ tanto rispetto alle altre tecnologie, e’ semplice: sono tecnologie poco costose, affidabili (esistono da decine d’anni), di semplice manutenzione, e che non richiedono condizioni geografiche o ambientali particolari.
Chiunque puo’ installare un pannello sul tetto. Allestire una centrale a moto ondoso e’ meno banale.

L’idroelettrico invece, e’ particolarmente diffuso in italia per via della conformazione del territorio: siamo un paese attaversato da migliaia di corsi d’acqua, grandi e piccoli; abbiamo sempre avuto, ad esempio, decine di migliaia di mulini ad acqua. Oggi esistono microcentrali idroelettriche moderne che stanno in un container, e si alimentano pure con un piccolo torrente di montagna, permettendo pure la riconversione dei vecchi mulini in generatori elettrici.

seseiseitan:

Venerdì ho preso trenta all’esame di rilevamento. Alla domanda del professore “perchè sulla relazione non hai riportato tutto ciò che mi hai detto ora a voce riguardo alle carte?” ho risposto come faceva Carlo Guzzi a tutti quelli che lo criticavano di non costruire moto a più di tre marce, ovvero che “più cose metti e più ce ne sono che possono rompersi”. Ecco, la scelta giusta è stare zitti.

Lettera Aperta La Strategia Energetica Nazionale

masoassai:

trailserioeilfaceto:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

e, p.c.,
al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi
al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti
al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan
al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini

Caro Presidente,

siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla
crisi energetica e sul modo di uscirne.

Definire le linee di
indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema
complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque
prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e
culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i
seguenti:

1) E’ necessario ridurre il consumo di energia,
obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza
energetica e, ancor più, con la creazione di una cultura della
parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo
che ha risorse limitate.

2) La fine dell’era dei combustibili
fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare
l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti
climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo
per il 90%, significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro
Paese da altre nazioni.

3) E’ necessario promuovere, mediante
scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che
siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su
tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di
colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.

4) Le energie
rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti
vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su
scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera
energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.

5) La
transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già
avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea
ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il
Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).

L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma
ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria
manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato
all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad
esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre
vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali
dalla transizione energetica in atto.

Purtroppo la Strategia
Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli
precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa
strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli
36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle
residue, marginali riserve di petrolio e gas in aree densamente popolate
come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile
importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna,
lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le
regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.

Il decreto
attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e
sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie
potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe
che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le
affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor
più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed
estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura
compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia
nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in
considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio
energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non
semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie
rinnovabili.

Il mancato apporto, quantitativamente marginale,
delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente
compensato riducendo i consumi. Ad esempio, mediante una più diffusa
riqualificazione energetica degli edifici, la riduzione del limite di
velocità sulle autostrade, incoraggiando i cittadini ad acquistare auto
che consumino e inquinino meno, incentivando l’uso delle biciclette e
dei mezzi pubblici, trasferendo gradualmente parte del trasporto merci
dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi e, soprattutto,
mettendo in atto una campagna di informazione e formazione culturale, a
partire dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei
consumi individuali e collettivi e dello sviluppo delle fonti
rinnovabili rispetto al consumo di combustibili fossili e ad una estesa
trivellazione del territorio.

L’unica via percorribile per
stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e
l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del
costo dell’energia, ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da
altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la
produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico
delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva
ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un
intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle
energie rinnovabili e della green economy.

Nella speranza che si
possa aprire un costruttivo dibattito sui problemi riportati in questo
appello, con uno spirito di leale e piena collaborazione auguriamo a Lei
e al Suo Governo un proficuo lavoro per il bene della Nazione.

Il Comitato Promotore:

Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna
Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR
Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna
Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università di Bologna
Enrico Bonatti, ISMAR-CNR
Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università di Bologna
Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Romano Camassi, INGV
Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV
Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Bologna
Marco Cervino, ISAC-CNR
Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR
Sandro Fuzzi, ISAC-CNR
Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università di Bologna
Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università di Bologna
Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna
Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università di Bologna
Micol Todesco, INGV
Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università di Bologna
Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA

mi piacerebbe conoscere che ne pensa giogiopix, se per caso è in linea ora o legge

Che dire, non ho certo la pretesa di avere opinioni più autorevoli di gente così qualificata e preparata. Nel mio piccolo comunque, condivido quasi tutto quanto sopra.
Ci sono solo un paio di punti che non mi sento di sottoscrivere, tuttavia, ma ribadisco, si tratta di opinioni personali, e non ho una preparazione tecnica adeguata per sostenerle con forza.

1) La riduzione dei limiti di velocità in autostrada: é vero che un motore termico ha un rendimento maggiore ai bassi regimi (e un motore a ciclo diesel, più di un motore a ciclo otto), ma l’efficienza energetica non si favorisce IMPONENDO per legge dei limiti di velocità tali da mantenere il rendimento in certe fasce.

Piuttosto si può spingere su delle leggi che impongano ai produttori l’utilizzo di tecniche già note e diffuse, ma tuttora poco applicate sulle auto di fascia media e bassa: kers per il recupero di energia in frenata, motori ibridi, riduzione del peso grazie a leghe leggere, motori a metano turbocompressi di serie, meccaniche particolari per la riduzione degli attriti di trasmissione, eccetera.

2) sono assolutamente a favore del fotovoltaico, però con le tecnologie attuali ha un grosso limite, peraltro condiviso dall’eolico e dalle altre fonti rinnovabili: la mancata capacità di immagazzinamento dell’energia prodotta. Non esistono ancora batterie o supercondensatori in grado di accumulare tutta la carica generata da un generatore eolico o da una centrale solare, per cui la corrente viene immessa nella rete.
Ciò significa che tale corrente deve essere consumata nel momento stesso in cui viene generata, e che non si possono immettere sulla rete eventuali surplus di energia che non verrebbero assorbiti.

Questo paradossalmente ha portato a una situazione in cui di giorno, quando c’é il sole, talmente tanta corrente generata a fotovoltaico viene immessa sulla rete, da richiedere lo spegnimento delle centrali a combustibili fossili. Che però devono essere riaccese di notte, quando il fotovoltaico smette di produrre.

Questi continui spegnimenti e riaccensioni delle centrali a combustibili fossili, incidono molto sia sul loro rendimento, sia sui costi, al punto costerebbe quasi meno tenere sempre accese solo le centrali a combustibili fossili, e sacrificare il fotovoltaico.

Un altro grande limite del fotovoltaico attuale é la ridotta fascia di temperatura ammissibile: paradossalmente, la stagione in cui i pannelli hanno un rendimento maggiore, non e’ l’estate, come verrebbe da supporre, ma la primavera.
Questo perché d’estate si arriva facilmente a una temperatura tale che il pannello entra in protezione, per evitare surriscaldamenti.

Anche l’eolico ha i suoi limiti: le turbine hanno bisogno di una velocità del vento minima per generare corrente, ma hanno anche una velocità massima oltre la quale il carico generato sarebbe troppo elevato per essere assorbito dalla rete, per cui le pale vengono bloccate.

Tutti questi limiti tecnici non dovrebbero certo frenare l’adozione delle fonti rinnovabili, ma vanno tenuti di conto in fase di pianificazione economica della strategia energetica, quando si ragiona a livello nazionale.

Non e’ cosi’ facile come sembra.