
Solar eclipse from space

Quelle mani li mi sembrano familiari.
When I was a kid, my parents had a collection of historic old, yellowed newspapers. For example, I distinctly remember an oldWashington Post newspaper sitting on a bookshelf from July 21, 1969 with the headline “The Eagle Has Landed â Two Men Walk on the Moon.” Or a fading, brownish-yellow one from August 8, 1974 with the big headline, “Nixon Resigns.” These newspapers are fascinating artifacts documenting history, from remarkable moments to the relatively mundane. Unfortunately, they were also hard to read due to the yellowed, brown color and fading print. So why do old newspapers — and books — turn yellow? And is there any way to prevent this from happening?La carta usata un secolo fa faceva particolarmente cacare
Books are no more threatened by Kindle than stairs by elevators.

So yeah I can see how many fingers you’re holding up
THIS IS VERY ACCURATE
THIS IS VERY BEAUTIFUL
Is this accurate? Is this what it’s actually like to not be able to see clearly?
yes
SONO MIOPE, NON CIECO! TOGLI QUELLE DITA O TE LE TRANCIO VIA!
Avrò avuto due o tre anni, non più di quattro. Ho dei ricordi particolarmente vividi di mio padre di quando eravamo “agli inizi”.
Eravamo una famiglia di tre persone, di genitori ventenni e un bambino che aveva paura della propria ombra, e non una famiglia di cinque persone di cui quattro ormai adulte come ora.
Il primo ricordo che ho è di quando mia madre faceva i turni in fabbrica, anche di notte. Quando per me arrivava l’ora di andare a dormire scattava puntualmente il “dov’è la mamma?” con l’insistenza e l’incredulità che solo un bambino con pochi anni di vita può avere.
Ricordo una sera in cui ho pianto così disperatamente da vomitare la cena.
Ci penso ora, da adulto, e mi chiedo quanto cazzo possa essere difficile per un padre nemmeno 30enne gestire da solo un figlio in quelle situazioni.
L’altro ricordo è di mio padre che gioca con me: i miei genitori non hanno mai giocato molto con me, più che altro per cause di forza maggiore (il tirare avanti la carretta), non gliene ho mai fatto una colpa.
Mio padre che che pulisce con cura il corridoio di casa con l’aspirapolvere, per pulire il percorso per le macchinine. Fa un giro di prova lui per primo, con la macchinina più brutta e scassata, che a me non piaceva, per assicurarsi che la pista fosse effettivamente pulita. Poi facciamo le corse, vinco io.
Grazie, papà: volente o nolente hai fatto di tutto per essere migliore di tuo padre. Io non so se sarò mai padre, ma nel caso qualche appunto l’ho preso.
Cos’è oggi, la giornata del FACCIAMO PIANGERE KON-IGI?!
Sto cercando di ricordare con tutte le mie forze, ma non mi viene in mente un singolo episodio della mia infanzia, in cui mio padre abbia giocato con me.
Ricordo qualche volta in cui mi ha portato a pescare, ma anche li, io mi limitavo a guardare, e a cercare di capire; faceva tutto lui.
Mi ricordo tante giornate passate al lavoro con lui, in cui ho assorbito la passione per la tecnologia e per la creativita’ nel risolvere i problemi. Le primi mani su un computer vero (se si esclude il Commodore 64 che ho avuto a 7 anni), le ho messe mentre ero a lavoro con lui, per cercare di riparare un PC che lui giudicava ormai rotto e da buttare. A 10 anni non avevo la minima nozione di informatica, non sapevo l’inglese, e tutto quello che vedevo era un prompt del DOS lampeggiante su sfondo nero. Ho cominciato a premere tasti a caso, e vedere che succedeva. Da li nacque la mia passione per l’informatica, e solo molti anni dopo riuscii a sistemare quel vecchio PC.
Lui aveva fatto solo l’ITI, ma era curioso, e le conoscenze che non aveva se le faceva smontando le cose e leggendo libri. Ricordo le serate in cui mi spiegava il funzionamento della macchina fotografica, come funzionava l’otturatore, come si impressionava il rullino, come si metteva a fuoco, la differenza tra una reflex e una macchina a pozzetto. Ricordo i pezzi piu’ banali (dal phon al termostato della caldaia) che sparivano in casa, per finire nelle sue macchine dagli usi piu strani. Ricordo le spiegazioni teoriche sul funzionamento dei motori elettrici, elettrovalvole, deviatori, eccetera… e ricordo che non ci capivo un cazzo all’epoca. Mi sentivo uno stupido, quando mi fissava cercando di capire se avevo capito, e a volte vedevo la delusione nei suoi occhi quando si rendeva conto che no, non avevo capito un cazzo.
Pero’ mi ha spinto a cercare di capire di piu’, e a non arrendermi alle prime difficolta’.
Mi mancano un po’ quei ricordi che non ho, di serate passate a giocare insieme; per quanto mi sforzi, non riesco proprio a rammentare.
Pero’ tutto sommato, e’ riuscito a farmi vedere come un gioco la vita stessa. Mi ha trasmesso il gusto della sfida, la capacita’ di pensare con la propria testa, e mi ha fatto crescere in modo da diventare un adulto autosufficiente.
Penso che sia piu’ di quanto chiunque possa chiedere. Le radici e le ali.
Grazie babbo.

This gif shows the Bebionic’s V3 prosthetic hand in action.
Nigel Ackland lost his arm in an accident six years ago, and even though he was fitted with a V3 just last November (2013), he’s already able to use it to help tie his shoes, deal cards, and even make a cup of coffee while navigating his kitchen.