A professor of John Steinbeck once told him that he would only be a writer “when pigs fly.” Steinbeck, of course, later became a Pulitzer Prize and Nobel Prize-winning writer.
Ad astra per alas porci (“to the stars on the wings of a pig”) is the Latin motto he used along with the Pigasus image to symbolize himself –“earthbound but aspiring.“ The pig has indeed flown.
Operazione colombeschiacciatemeringhe roba di pasqua !
Quest’anno io e tsuki-nh ci siamo fatti un pochino prendere la mano: 20 schiacciate di pasqua, 10 colombe, due infornate da 11 teglie ciascuna di meringhe cioccolata e nocciole. E visto che il forno era ancora caldo (ci vogliono due giorni per prepararlo, tanto vale approfittarne) due torte salate, fagioli al forno, baci di dama salati, e stuzzichini di pasta sfoglia.
29 ore quasi no-stop di lavoro, con Cianci che puntava ogni cosa come se fosse stato un prosciutto. Ma adesso si mangia!
Buona pasqua a tutti !
Io ora mi siedo sul divano e non mi alzo più fino a Natale.
(Buona Pasqua!)
Sarei tipo super curiosa di sapere come fate le schiacciate… perché anche a casa mia si fanno, ma sono finissime! L
Facciamo con 5 impasti progressivi.
Adesso non ho la ricetta sottomano per vedere le dosi esatte, ma comunque, a grandi linee, si comincia con una fontana di farina e poco lievito, e si lascia crescere. Al secondo impasto si aggiungono le prime uova, e altra farina e lievito. Al terzo e al quarto altre uova, farina, lievito, e anche zucchero e burro. Al quinto si aggiunge anche tutto il resto: miele, rosolio di menta, liquore all’anice, maraschino, anice in semi, eccetera. Ad ogni impasto si sfa la pasta dell’impasto precedente rendendola di nuovo liquida, poi si aggiungono gli ingredienti, le cui dosi aumentano esponenzialmente ogni volta. Ecco perché partendo da una bacinella si arriva alla tinozza da bucato della foto.
Quando anche la tinozza ha lievitato abbastanza, si formano le pallette, impastando il meno possibile, e si lasciano lievitare negli stampi. Poi si inforna. Fondamentale durante tutta la procedura, é la temperatura della stanza: deve esserci molto molto caldo per favorire la lievitazione (noi teniamo la stufa a legna della cucina a palla, c’é cosí caldo che dopo un po’ tocca uscire).
Anche mettere una parte di farina di manitoba al posto della classica farina 00 aiuta a farle lievitare meglio, rendendo la maglia glutinica della pasta piú elastica, e quindi in grado di catturare meglio i gas sprigionati durante la lievitazione. É importante anche non esagerare: quando si vede che la tensione superficiale della pasta é al limite (si vede la pasta che “tentenna”, dando dei colpetti alla tinozza), é ora di passare all’impasto successivo. Se si aspetta troppo, la maglia glutinica si rompe, e la pasta si affloscia.
Poi anche il forno e’ importante: non solo deve essere alla temperatura giusta, ma anche stabile e senza sbalzi di temperatura, per farle crescere in modo omogeneo. Per cui si porta prima al bianco (sui 250-270 gradi i mattoni refrattari cominciano a diventare bianchi, “fanno la rosa“, come si dice qua), e poi si lascia scendere lentamente fino alla temperatura di cottura. In questo modo la pietra é "satura”, diciamo, non assorbe altro calore, e non provoca sbalzi termici durante la cottura.