So far, specific details are thin on the new battery designed for home use that Tesla’s announcing next week. But just based on what we do know, it’s a pretty big deal. The quest for a good battery that can store home-generated power is kind of like the holy grail for a renewable energy future. This one product might change everything.
A diagonal contusion as the result of a seatbelt injury in a motor vehicle accident.
Non smetterò mai di dirlo, la cintura salva la vita. Alla peggio ci si frattura qualche costa o la clavicola o, nel mio caso, lo sterno, ma un cranio che sfonda il parabrezza lascia sicuramente più danni.
A me la cintura ha salvato la vita.
Stavo tornando dall’aereoporto, dopo aver accompagnato un amico, quando una signora americana di mezza età, in possesso della patente internazionale da 3 giorni, mi ha fatto un’inversione a U davanti, spingendomi giu per una scarpata. La macchina si è cappottata su se stessa diverse volte, e si è fermata in fondo capovolta e mezza accartocciata. Io sono rimasto appeso alla cintura a testa in giù. Poi l’ho slacciata, sono caduto giù, ho sfondato un finestrino posteriore con un calcio, e sono uscito arrampicandomi su per il fianco opposto della scarpata.
Ho fatto il giro e sono tornato dalla signora, disperata e in preda al panico, con un capannello di curiosi che guardavano giù, e le ho detto, calmissimo: “che cazzo di manovra era quella?”. Al che tutti hanno realizzato che ero io il conducente della macchina che era andata giù, e hanno cominciato a chiamare ambulanze e pompieri. Grazie al cazzo, ormai…
Comunque la cintura mi ha salvato la vita, si. Ho anche avuto parecchio culo: un alberino ha sfondato il parabrezza e si è conficcato sul sedile del passeggero, a pochi centimetri, da me.
SpaceX è sotto i riflettori di tutto il mondo, la startup americana ha raccolto miliardi di dollari per poter sfruttare le commesse altrettanto laute per i diversi programmi spaziali, ma non manca la concorrenza. Per abbattere i costi Elon Musk e i suoi ingegneri hanno ideato il primo razzo in grado – teoricamente – di decollare ed atterrare sulla superficie dopo un breve viaggio in orbita, ma esistono altre alternative e tra le più interessanti abbiamo certamente quella di Rocket Lab.
L’ambiziosa casa neozelandese spera di cambiare le regole del gioco utilizzando un nuovo tipo di razzo che sfrutta in parte l’energia elettrica delle sue batterie per gestire la propulsione e abbattere i costi di dieci volte rispetto alle soluzioni attuali. I razzi richiedono incredibili quantità di propellente liquido per gestire queste accelerazioni, Rocket Lab sostiene tuttavia di aver semplificato questo aspetto con il suo motore Rutherford.
Viviamo in tempi molto interessanti. Corro subito a cercare specifiche e dettagli su questo fantomatico motore Rutherford, che dalla descrizione dell’articolo non ci si capisce molto.
Qua spiega ne meglio il principio di funzionamento.
Now
take a look at the Rutherford engine being tested—less tubing, and also
no stream of separate exhaust. That’s because its turbopump is an
electric motor the size of a soda can:
It’s
easy to see how this new turbopump can make a rocket engine more
efficient. But there’s a reason that Merlin and the new engine being
developed by Jeff Bezo’s Blue Origin will both use fuel to power
their turbopumps: Batteries are still too heavy to generate the power to
pressurize the largest rocket engines. Engineers measure force in
newtons, the amount of energy needed to move one kilogram one meter per
second squared. The Rutherford engine generates 20,461 newtons of
thrust; SpaceX’s much larger Merlin generates 716,000 newtons.
In pratica il nuovo motore è si più efficiente del motore Merlin montato dal Falcon 9 di SpaceX, ma le batterie sono talmente pesanti da vanificare quasi tutta questa maggiore efficienza. Alla fine il costo al chilo per l’invio in orbita è ancora molto superiore a quello del Falcon 9.
Tuttavia la turbobompa elettrica molto più compatta delle tradizionali termiche, rende possibili razzi molto più piccoli, e quindi lanci in scala ridotta e spedizioni più frequenti, addirittura anche su richiesta dei clienti.
In questo modo si rende accessibile l’invio di roba nello spazio anche a soggetti più piccoli, che a differenza delle grandi aziende, non potrebbero permettersi di pagare un carico completo del Falcon 9, o di aspettare mesi e mesi per il prossimo decollo con abbastanza spazio residuo nella stiva.
SpaceX è sotto i riflettori di tutto il mondo, la startup americana ha raccolto miliardi di dollari per poter sfruttare le commesse altrettanto laute per i diversi programmi spaziali, ma non manca la concorrenza. Per abbattere i costi Elon Musk e i suoi ingegneri hanno ideato il primo razzo in grado – teoricamente – di decollare ed atterrare sulla superficie dopo un breve viaggio in orbita, ma esistono altre alternative e tra le più interessanti abbiamo certamente quella di Rocket Lab.
L’ambiziosa casa neozelandese spera di cambiare le regole del gioco utilizzando un nuovo tipo di razzo che sfrutta in parte l’energia elettrica delle sue batterie per gestire la propulsione e abbattere i costi di dieci volte rispetto alle soluzioni attuali. I razzi richiedono incredibili quantità di propellente liquido per gestire queste accelerazioni, Rocket Lab sostiene tuttavia di aver semplificato questo aspetto con il suo motore Rutherford.
Viviamo in tempi molto interessanti. Corro subito a cercare specifiche e dettagli su questo fantomatico motore Rutherford, che dalla descrizione dell’articolo non ci si capisce molto.