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Non sono semplici rami, ma le pistole che Figlio n.2 porta dal suo asilo nel bosco in cui, non essendoci giocattoli, i bambini giocano con ciò che trovano nella natura. A casa abbiamo collezioni di pistole, spade laser, canne da pesca, microfoni, telefonini, fucili da cacciatore, walkie-talkies, ovviamente pregiatissime, che non possiamo buttare via. A me questi rami in fondo sembrano tutti uguali, ma la differenza essenziale sta nella fantasia che ho perso durante il cammino dalla mia infanzia a qui.

Che mamma priva di fantasia… è evidente come la prima sia la pistola a pietra focaia di Jack Sparrow e il secondo il Fulminatore di Han Solo!

Io da piccino avevo “la casetta” nel bosco. In realta’ era un boschetto di avornielli normalissimo, ma con la fantasia, ecco che quell’apertura nel macchione di pruni diventava “l’ingresso”, il nespolo basso col ramo comodo per sedersi era “il divano”, in tronco con un ramo tagliato basso era “il telefono”, lo spiazzo vuoto centrale era “il salotto”, e cosi’ via.

Provammo anche a costruire la porta, in modo da rendere segreto l’ingresso: un ramo di traverso come soglia, e un cespuglio di pruni tagliati davanti a l’ingresso, che si mimetizzassero con quelli circostanti. Peccato che dopo una settimana quelli tagliati erano secchi, e risaltavano benissimo rispetto agli altri. Addio ingresso segreto.

Ah, avevamo anche l’armeria, nella casetta!

Un bidone di ferro arrugginito e abbandonato nel bosco, era il deposito segreto di fionde di castagno con elastico recuperato dai copertoni di bicicletta e toppa porta proiettile in pelle (rubata a nonna, che cuciva le scarpe), archi di avorniello con la lenza da pesca rubata a babbo, frecce, e nunchaku fatti coi manici delle forbici da pota e catena arrugginita del pozzo, che puntualmente mi tiravo in testa o sulla schiena cercando di imitare le tartarughe ninja (ricordo ancora le urla di mamma, quando cerco’ di potare la siepe trovando le forbici senza manici 😀 :D)