Dell’imprinting e della pasta fatta in casa.

spaam:

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L’avevo raccontato prima a mia madre e poi al mio amico Daniele “Mi son messo a fare la pasta fatta in casa” e lui m’aveva risposto ridendo “tua nonna ne sarebbe fiera”. Già. La ricetta e la tecnica della nonna Nannina è stata tramandata ancora di una generazione.

Mi raccontava nonna che quando ero piccolo, intorno ai 5 anni, mi metteva in piedi sopra la sedia, vicino al tavolo e mentre lei sbatteva le uova con la farina per fare la pasta, cantava per tenermi occupato. Lo stesso che ho fatto io con il piccolo, tranne il fatto che anziché cantare, gli ho spiegato il procedimento passo passo! E lui, senza saperlo, ha preso appunti, come a suo tempo lo facevo io, guardando mia nonna. Così, quando un giorno anche lui vorrà farsi i ravioli fatti in casa, saprà bene cosa fare.

Fare la pasta, allora, diventerà una specie di procedimento innato, tipo il camminare o il parlare e gli basterà solamente iniziare il primo passo per rendersi conto di conoscere già il successivo.

Ecco, questo è l’imprinting, un processo d’apprendimento non innato, ma che non avviene neanche durante tutto l’arco della nostra vita. Il messaggio, visivo, viene veicolato fino alla zona della corteccia del cervello, dove si formano una serie di sinapsi. Queste nuove sinapsi “bruciano” e rimandano un segnale e così facendo, si stabilizzano. Diventano insomma “grandi” e si fissano.  

In pratica, con il mio gesto di fare la pasta ha lanciato un sasso in mezzo al mare della mente di mio figlio; un sasso che resterà in quella posizione per sempre, così che quando un giorno deciderà di andarlo a cercare, tuffandosi in quel suo mare sconfinato, saprà già la direzione da prendere. In pratica, quel sasso lo guiderà e allo stesso tempo, gli rimanderà indietro tutti i ricordi legati a quel momento.

Come appunto, le mani di mia nonna che impastavano uova e farina davanti a me, in piedi sopra una sedia e che oggi mi permettono di fare lo stesso, come se l’avessi fatto da sempre.

boh-forse-mah:

Il Parco archeologico del Tufo e le Vie Cave

Il Parco archeologico del Tufo
si estende in un’area molto estesa e di cui fanno parte i paesi di
Pitigliano, Sorano e Sovana, che sono collegati tra di loro dalle Vie
Cave (anche detti Cavoni), ossia dei veri e propri canyon intrappolati
tra suggestive e ripide pareti di tufo.

L’area (in particolare la zona tra Sovana e Sorano) comprende varie necropoli etrusche scavate nel tufo.

tsuki-nh:

Oggi a pranzo ho cucinato per suoceri&c. e per andare sul sicuro ho sfoderato l’arma finale “colesterolo-portami-via”!

E io ho collaudato il barbecue nuovo 🙂 Prova superata a pieni voti! E bistecche morbidissime, dopo la marinatura in vino rosso, olio, e spezie.

Con tanti saluti a mammina cara che diceva che la marinatura non serve a una fava. Ma sa ‘na sega lei, se la sega sega, o se la sega pialla.