Era una giornata di sole di settembre, io ero andata alla biblioteca nazionale di Roma a cercare libri per la mia tesi.
Parlo di circa nove anni fa, pochissimo meno.
Arrivata lì, mi sembrava tutto efficientissimo, ho scoperto poco dopo che era uno sprazzo di luce temporaneo merito dei ragazzi che facevano lì il servizio civile, andati loro tornata inefficienza.
Mi fanno la foto per la tessera e mica lo sapevo, non mi ero nè truccata nè aggiustata decentemente, che poi ero completamente rasata, all’epoca avevo una decina di piercing alle orecchie e mi vestivo coi pantaloni calati fin sotto i boxer e con le cose stracciate.
Le cose stracciate le porto anche adesso a dire il vero.
ci metto un po’ a capire come funzionavano le cose lì.
Due metodi di ricerca dei libri, uno via intranet col pc e uno proprio fisicamente con gli archivi piazzati lì in mezzo al piano terra, enorme piano terra.
Gli archivi fisici erano composti da questi lunghissimi cassetti ma strettissimi, piccoli e lunghissimi con dentro questi mini file tutti in ordine alfabetico, migliaia, piazzati in ordine lì, ma davvero migliaia.
Io cerco i libri sull’intranet, trovo cose che mi garbano, ma la trafila è lunga.
Trovi il libro, lo richiedi sempre via intranet, se c’è bene, aspetti che venga trovato e portato nel dipartimento in cui intendi aspettarlo e magari sfogliarlo e i dipartimenti son tanti, ogni gruppo di materie aveva un dipartimento, così tu potevi andare a leggere un libro di filosofia nel dipartimento della chimica o in quello di biologia, insomma ci voleva comunque del tempo, salvo dover tornare perchè il libro è in prestito.
Io ne avevo trovati un po’ e attendevo l’orario che mi avevano indicato per ritirarli, sfogliarli e magari fotocopiarne dei pezzi.
In quel frangente di attesa vado a curiosare tra quei cassetti buffissimi in cerca di ogni sorta di opera.
Autrici mie omonime, autrici omonime di mia madre, omonimi di mio padre, di chiunque, cercavo cercavo e leggevo cose buffe, anni, luoghi di nascita, di tutto, ma accade che incontro una persona.
Una signora intorno agli 80 anni mi ferma.
A me.
Cioè regà, me mancava il cane e un cartone de vino.
Mi chiede se l’aiutavo a cercare un libro.
L’autore era questo e il titolo del libro era “Ritorno al Paradiso”.
Un’impresa i m p o s s i b l e.
Aveva girato ogni biblioteca di Roma e nessuno seppe aiutarla era disperata.
Accettai di aiutarla e nel mentre mi raccontava.
Io aprivo cassetti e chiedevo in giro e lei parlava.
Viveva in zona ottaviano in una bella casa, due figlie, ormai grandi, con una delle quali aveva litigato al punto che erano giorni che non si chiamavano e questo libro lei glielo voleva trovare per far pace.
Libro che la figlia cercava da anni, ma senza successo, ce credo.
Questa figlia era un’appassionata di viaggi e voleva fare la hostess, ma ad un certo punto dovette rinunciare per colpa di un tatuaggio, parliamo di un venti anni fa o più e lei aveva un tatuaggio sul braccio ed erano, e ancora adesso alcuni tipi di tatuaggi son, vietati, quindi pietra sopra la carriera di hostess, s’è messa a lavorare in banca, una ragazza dolcissima a detta della madre, ma molto sfortunata con gli eventi, uomini, salute, famiglia, quindi la madre s’era messa in testa che questo libro glielo voleva trovare.
Dovevamo trovare questo libro.
Cerco.
E lei raccontava.
Amava disperatamente il marito, si amavano, ma lui l’aveva lasciata che erano giovani, morto per infarto, in casa, mentre cercava di prendere delle cose nell’armadio in alto.
Lei la mattina, prima di venire in biblioteca era passata al cimitero e gli aveva chiesto il favore di assisterla nel trovare questo libro.
Io ero il suo angelo.
L’angelo inviatagli dal marito, ne era certa.
Sei il mio angelo, io lo so che mi troverai il libro.
Bel libro doveva essere, ma impossibile da trovare.
Mi impunto e vado negli uffici a cercare qualcuno di fisico, qualcuno con cui potessi parlare, bella l’automatizzazione eh, pe’ carità, ma certe volte vedere in faccia chi muove i fili è rassicurante.
Gli archivi li avevo girati tutti, giuro.
In effetti il libro era vecchissimo, non più pubblicato e io aggiungerei alquanto sconosciuto.
Ma.
C’era.
Però.
Era in restauro.
Vi ricordo che io ero vestita da pukabbestia e però ad un certo punto mi sarà spuntata l’aureola, perchè sta tizia s’è mossa a compassione e ci ha detto di aspettare (tanto), lo avrebbe attentamente portato a fotocopiare per darci il libro, ma fotocopiato, tutto, perchè tanto è fuori ristampa.
Evvai!!!
Bellissimo.
La signora, che si chiamava come mia nonna materna, il nome più bello del mondo e che era nata il mio stesso giorno, scoppia a piangere e io quasi pure, non fosse che continuava a ripetermi che ero un angelo, non c’era altra spiegazione della mia bontà.
Beh èvvero che una giornata a cercar libri è tanto, ma perdio, chi è che non lo avrebbe fatto?
Non è finita, dobbiamo aspettare che sto benedetto libro venisse fotocopiato.
Nel frattempo recupero i miei, li fotocopio e lei mi racconta.
La seconda figlia è doppiatrice, stava insieme ad un attore, uno di una famosissima fiction italiana, stava, perchè poi ad un certo punto lui s’è ammazzato sotto la metro a Roma.
Morto suicida.
E la figlia, la più grande delle due si allontana dalla mamma e dalla sorella, non so, dice che il dolore a volte modifica quello che hai dentro e tu maturi una paura forte e pur di non perdere nessun altro perdi te stesso.
Che è meglio.
Chiede di me, se ho un fidanzato e io rispondo.
Adesso no.
Lei ride, ripete. Adesso.
Eh adesso.
Ne ho avuti, forse ne avrò, ma adesso no.
Esco da una bruttissima storia, di parchi, sesso e tranquillanti.
Adesso sto bene così.
Tanto tu sei un angelo e quindi adesso cerchiamo un altro libro.
Facile?
Te piacerebbe.
“Il vero signore si veste”, Eduard Egon Peter Paul Giovanni von und zu Fürstenberg, più comunemente conosciuto come Egon von Fustenberg.
Lei era una fan di Ira, la sorella di Egon.
Una famiglia disgraziata nella grazia, pare, credo si immedesimasse molto.
Devo ammettere che questa signora era sì sensibile e saggia, ma anche molto faziosa e bizantina.
Sti von Fustenberg erano ricchi e pieni di lusso, ma penso siano capitate loro molte disgrazie, almeno ad Ira credo sia morto un figlio in prigione da qualche parte in quelle terre di oriente per non so quale motivo.
Credo addirittura Egon sia morto di malattia del sangue contratta in quel periodo e in quell’ambiente in cui fare l’amore a destra e a manca portava anche questo.
Erano imparentati con gli Agnelli e pure agli Agnelli di morti non ne son mancati.
Quel giorno di tempo ne avevamo e abbiamo pensato bene di sparlare dei ricchi.
Insomma andiamo a cercare pure sto libro sul buon gusto a quanto avevo capito, mi metto al pc e dopo poco ero circondata da over settantenni che mi chiedevano di cercar loro i libri.
Leggono.
Vi assicuro che chi legge, legge per sempre.
Ma grazia al cielo, degli angeli evidentemente, mi hanno salvato, ricordando al capannello di canuti che io non ero una dipendente e che avrebbero potuto chiedere a tutti quelli che avevano i cartellini addosso e non a una col cavallo dei pantaloni alle ginocchia e le mutande di fuori.
Ecco.
Il libro lo troviamo, ma anche quello da fotocopiare, non era in restauro, ma una volta trovato, decidono di mandarcelo in restauro.
Che culo, eh?
Fotocopie, ancora.
Son rimasta in biblioteca dalle 10 di mattina fino le 16.00.
La signora mi ha offerto il pranzo e mi ha regalato le sue storie e quelle di altre persone e tanti complimenti a me e a mamma che mi ha fatto così una bella persona.
Lei mi lascia il suo bigliettino da visita (sì, un bigliettino da visita) e io le lascio il mio numero di telefono, così, non si sa mai le servisse un angelo.Il giorno dopo mi squilla il telefono, un numero sconosciuto, rispondo ed era la figlia, quella del libro.
Piangeva.
Mi dice che era felicissima, non tanto per il libro, ma per il gesto della mamma e per il mio.
Che non sapeva come ringraziarmi per la bontà e la pazienza che non sapevo quanto la madre fosse stata fortunata nell’incontrarmi, che erano tutte e due felicissime e che mi avrebbero ricordato per sempre.Evidentemente pure io.