La ‪‎vita‬ è come il caffè. Puoi metterci tutto lo ‪zucchero‬ che credi, ma se lo vuoi far diventare ‪dolce‬ devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.

Alex Zanardi

Fiat Chrysler risolve il problema dell’hacking e intanto arriva una multa da 105 milioni

Fiat Chrysler Automobiles venerdì ha deciso di “richiamare” negli Stati Uniti 1,4 milioni di automobili per azzerare i rischi di hacking scoperti
da due giovani ricercatori. La solerzia manifestata si deve
probabilmente al fatto che stava per abbattersi la scure della National
Highway Traffic Safety Administration. E infatti ieri è giunta una multa record da 105 milioni di dollari, dovuta al mancato richiamo di 11 milioni di veicoli contraddistinti da 23 difetti legati alla sicurezza.

Il colosso italo-statunitense nel weekend ha ricevuto una
combinazione di colpi all’immagine senza precedenti. Bisogna riconoscere
però che il problema software riscontrato dagli hacker Charlie Miller e
Chris Valasek potrebbe risolversi in poco tempo. Il rischio di perdere il controllo di acceleratore, freni e volante
a seguito di un attacco informatico ben congeniato è stato affrontato
in primo luogo bloccando – giovedì scorso – l’accesso mobile da remoto a
livello di network mobile.

In secondo luogo i possessori di Dodge Viper, Ram, Grand Cherokee,
Cherokee, Dodge Durango, Chrysler 200, Chrysler 300, Dodge Charger e
Dodge Challenger vendute tra il 2013 e il 2015 negli Stati Uniti stanno ricevendo una chiavetta USB per procedere in autonomia con l’aggiornamento software.

23 difetti di sicurezza. VENTITRE’. 11 milioni di veicoli coinvolti, senza contare gli 1,4 milioni affetti dal bug della Jeep Cherokee che consente di prendere il controllo totale dell’auto da remoto, mentre la macchina va.

E poi partono i meme sulla Prius colabrodo perche’ la Toyota l’ha richiamata mille volte.

Non e’ che le altre sono piu’ sicure. Semplicemente fingono di non riconoscere i problemi per evitare i richiami. E se non arrivava la maximulta non richiamavano nemmeno queste.

Fiat Chrysler risolve il problema dell’hacking e intanto arriva una multa da 105 milioni

Chi ha paura del buio?

Il
progetto di questo LVAD è il diretto frutto della ricerca spaziale: è
la miniaturizzazione di una delle pompe del carburante dello Shuttle,
ideata dal Prof. Michael DeBakey, rinomato cardiochirurgo di Houston, e
dall’Ing. David Saucier del NASA’s Johnson Space Center.

La versione più moderna del dispositivo (che si chiama HeartAssist 5)
pesa meno di 110 grammi ed è lunga un decimo delle altre pompe cardiache
artificiali: per funzionare richiede meno di 10 watt e pompa 5 litri di
sangue al minuto ad una pressione di 100 mm di mercurio. Al 2010 erano
stati eseguiti 451 impianti di cui 19 pediatrici.

Quando io,
medico, sento dire che la ricerca spaziale non ci cambia la vita,
rispondo a queste persone che farebbero meglio a star sempre in buona
salute, perché se dovessero avere bisogno di un’ecografia o di una
risonanza magnetica, di un defibrillatore o un pacemaker, di una pompa
automatica per l’insulina o anche di un semplice termometro da orecchio a
infrarossi… beh, per coerenza dovrebbero astenersi.

Buon sabato a tutti voi!

Un abbraccio,
Massimiliano

Photo Credits: Karen Warren
Se volete approfondire: http://science.howstuffworks.com/innovation/nasa-inventions/nasa-breakthroughs-in-medicine.htm
http://www.houstonchronicle.com/news/health/article/Machinist-is-unsung-hero-of-heart-treatment-5114872.php
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3014118/

(via)

Chi ha paura del buio?