Il fornaio pasticcione
C’era una volta in un piccolo paesino il Forno Del Paese™. Che chiuse a fine anni ‘90. Che anni dopo ha poi riaperto sotto altra gestione. Che ha poi cambiato 5 gestioni nel giro di 4 anni lasciando che il “cedesi attività” diventasse consumato dal sole quanto l’insegna “Forno”.
C’era una volta un piccolo paesino in cui non serviva essere esperti di economia aziendale per capire che le mutate condizioni demografiche rendevano ardua la presenza di un panettiere.
Questo fino all’arrivo del fornaio pasticcione.
Alto un metro e un barattolo, di età più consona al pensionamento che al rilevare forni, l’unica spiegazione che posso dare del suo arrivo è che un soviet di gnomi del bosco vicino abbia deciso “dobbiamo salvare il forno del paese, ci va Vanni” “ma non so fare il pane!” “fa lo stesso, si va di training on the job”.Con il tempo il fornaio pasticcione è diventato molto fiero del suo lavoro ed è assolutamente impossibile ordinare qualcosa senza subirsi la dettagliata genesi di ciò che stai per comprare.
A complicare questa dinamica, egli è solo all’interno del negozio e come non si stanca mai di ripetere “faccio il pane dalle quattro, sa, sono un po’ stanchino”; stanchezza che si ripercuote in una certa lentezza nel calcolare il resto alla cassa e nel non ricordarsi del fatto che ieri hai comprato lo stesso identico pane e che quindi sai già a memoria la storia. In alta stagione questo approccio crea code chilometriche che l’apple store gli fa una pippa.Il fornaio pasticcione si è guadagnato la sua nomea perché è in continua sperimentazione: la sua offerta di farinacei è divisa fra pezzi forti di provata fiducia abbastanza personali e esperimenti dal grande scarto quadratico medio qualitativo.
Fra i pezzi forti annoveriamo:
- la pagnotta “del contadino” fatta con farina non raffinata “ma senza crusca, che i contadini quella la davano agli animali e non capisco questa moda di [eccetera]”
- il pane “ai 10 cereali” che prendo raramente perché ogni volta mi tocca sorbirmi l’elenco di tutti e dieci i cazzi di cereali
- le schiacciatine a gusti svariati fra cui “l’erba montanara” di cui non sono riuscito a sapere nulla di più se non “è un erba che vado a raccogliere io”
- i grissini arrotolati con pancetta, formaggio e pomodoro, uno ti basta per un pranzo completo o ad affondare un u-boat, a scelta
Fra gli esperimenti ricordiamo:
- la torta speciale ai frutti di bosco “me ne dia metà” e dopo averla tagliata l’ha guardata dentro e ha detto “no, facciamo che non te la do”
L’ho sempre detto che autolesionistra è Benni sotto mentite spoglie.