tsuki-nh:

Ci sono morose che inviano le foto delle puppe quando sono lontane, e poi ci sono io, che mando la mappa dell’orto per farmelo annaffiare.
(con una speranza di ritrovare qualcosa al mio ritorno vicina allo zero)

Si ma con una piantina disegnata da una che si perde anche in ascensore, avoglia di trova’ la roba.

Dove sono i pomodori? Sono la prima cosa che si vedono appena arrivi, e non sono segnati. Dove sono i confini dell’orto? Dov’e il nord ? Posso assumere come riferimento valido per l’orientamento la linea immaginaria che va dal pozzo al pero ( e quindi tutta la mappa e’ leggermente ruotata verso destra rispetto ai pomodori, o anche li il disegno e’ fatto a cazzo ? Non c’e una scala, non ci sono unita’ di misura, non c’é una fava.

Erano meglio le puppe.

Polizia con droni armati, la degenerazione arriva dagli USA (North Dakota)

Anche tra le leggi del Noth Dakota, piccolo stato americano con meno di 700 mila abitanti, si volevano mettere nero su bianco i limiti dei droni, con una bozza di legge che parlava (a marzo) dell’impossibilità di equipaggiare UAV con armi letali (Section 5 della Bill 1328).

Ma come in altri settori, non appena si sono intravisti gli interessi dell’industria le cose sono rapidamente cambiate: adesso le forze d’ordine del North Dakota potranno legalmente armare i loro droni, seppur non possano includere ‘nulla di letale’. 

Polizia con droni armati, la degenerazione arriva dagli USA (North Dakota)

Comprendere i bolognesi attraverso le cotolette

autolesionistra:

un rapido compendio

Bologna è nota come città tollerante. Chi ha avuto occasione di mettere alla prova questa tolleranza sa che è una mezza verità. E’ un discorso molto complesso che si capisce meglio se parliamo di cotolette.

La cotoletta alla bolognese è una cotoletta fritta nello strutto, tocciata nel brodo, quindi infornata coperta da fettona di prosciutto e parmigiano. Opzionale (ma a parere dello scrivente, fondamentale) la goccia di passata al centro.
Ora, l’origine di questo piatto si perde nella notte dei tempi, ma io sono pronto a scommettermi le braghe che un milanese (o un viennese) avrà preparato una cotoletta ad un bolognese, e questo si sarà appoggiato una mano sul mento e gli avrà detto: “buona. però secondo me se la fai così è meglio” e giù di aggiunte di strutto, prosciutto eccetera.
L’approccio è universale (fai i salumi dal majale? buoni. però se triti tutto, aggiungi spezie e lo cuoci un poco secondo me viene meglio) e ancora più che vivo: un mio amico è stato omaggiato di olive all’ascolana da un’ascolana e le ha fritte nello strutto “perché così son più buone” (guadagnandosi un veto su nuove forniture ad oggi ancora attivo).
Ancora: il primo “pane arabo” che vidi affacciarsi in panetteria a fine anni novanta aveva lo strutto fra gli ingredienti. E non era un fornaio-calderoli ma uno che avrà pensato “buono. ma così viene meglio.”

Il succo del discorso è che il bolognese è sempre aperto a nuove cose e nuove persone, però ci deve mettere pesantemente le mani. Ti ospiterà a casa sua. Ti porterà all’osteria. Ma appena gli volti le spalle si appoggia una mano sul mento e pensa a come migliorarti. E tipicamente è coinvolto in qualche misura lo strutto.

notyourexrotic:

ghostofzeon:

pr0digee:

ataoldotcom:

detodossantos:

sizvideos:

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This. This is how you break down ableist barriers. This is incredible for the deaf and for the custies. I would love to learn sign language, and I would learn it faster if it was standing between me and booze

this is so important

This is such a great idea. There needs to be HUNDREDS of these restaurants.

Love dat.

If you’re interested in going:

SIGNS Restaurant & Bar
Address: 558 Yonge Street, Toronto, ON M4Y 1Z1, Canada
Phone:+1 647-350-7446

ilpiccolomondodigalatea:

Un luogo lontano, nella preistoria.

Ukh: Che fai oggi di bello, Akh?

Akh: Pensavo di andare al lago, stamattina.

Ukh: Ah, peschi?

Akh: No, ho scoperto l’altro giorno che l’argilla del lago è utilissima. Se la comprimi, tiene la forma e ci puoi fare dei piccoli recipienti per portare le cose. Solo che quando si bagnano, si rovinano e si sciolgono. Allora ieri ho raccolto dei legnetti e voglio…

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Pane e Carnazza S01E03

kon-igi:

autolesionistra:

Il fornaio pasticcione

C’era una volta in un piccolo paesino il Forno Del Paese™. Che chiuse a fine anni ‘90. Che anni dopo ha poi riaperto sotto altra gestione. Che ha poi cambiato 5 gestioni nel giro di 4 anni lasciando che il “cedesi attività” diventasse consumato dal sole quanto l’insegna “Forno”.

C’era una volta un piccolo paesino in cui non serviva essere esperti di economia aziendale per capire che le mutate condizioni demografiche rendevano ardua la presenza di un panettiere.

Questo fino all’arrivo del fornaio pasticcione.
Alto un metro e un barattolo, di età più consona al pensionamento che al rilevare forni, l’unica spiegazione che posso dare del suo arrivo è che un soviet di gnomi del bosco vicino abbia deciso “dobbiamo salvare il forno del paese, ci va Vanni” “ma non so fare il pane!” “fa lo stesso, si va di training on the job”.

Con il tempo il fornaio pasticcione è diventato molto fiero del suo lavoro ed è assolutamente impossibile ordinare qualcosa senza subirsi la dettagliata genesi di ciò che stai per comprare.
A complicare questa dinamica, egli è solo all’interno del negozio e come non si stanca mai di ripetere “faccio il pane dalle quattro, sa, sono un po’ stanchino”; stanchezza che si ripercuote in una certa lentezza nel calcolare il resto alla cassa e nel non ricordarsi del fatto che ieri hai comprato lo stesso identico pane e che quindi sai già a memoria la storia. In alta stagione questo approccio crea code chilometriche che l’apple store gli fa una pippa.

Il fornaio pasticcione si è guadagnato la sua nomea perché è in continua sperimentazione: la sua offerta di farinacei è divisa fra pezzi forti di provata fiducia abbastanza personali e esperimenti dal grande scarto quadratico medio qualitativo.

Fra i pezzi forti annoveriamo:

  • la pagnotta “del contadino” fatta con farina non raffinata “ma senza crusca, che i contadini quella la davano agli animali e non capisco questa moda di [eccetera]”
  • il pane “ai 10 cereali” che prendo raramente perché ogni volta mi tocca sorbirmi l’elenco di tutti e dieci i cazzi di cereali
  • le schiacciatine a gusti svariati fra cui “l’erba montanara” di cui non sono riuscito a sapere nulla di più se non “è un erba che vado a raccogliere io”
  • i grissini arrotolati con pancetta, formaggio e pomodoro, uno ti basta per un pranzo completo o ad affondare un u-boat, a scelta

Fra gli esperimenti ricordiamo:

  • la torta speciale ai frutti di bosco “me ne dia metà” e dopo averla tagliata l’ha guardata dentro e ha detto “no, facciamo che non te la do”

L’ho sempre detto che autolesionistra è Benni sotto mentite spoglie.

Ma lei è Italiano

paz83:

Decido di andare a fare due passi svuotamente per i vicoli del centro di Bologna. Oggi non c’è caldo, solo molto umido. Arrivo in Piazza Maggiore, poi proseguo per le viuzzole attorno fino a ritornare nella piazza. Mi fermo un momento e accendo una sigaretta. Sono dal lato opposto a San Petronio. Ad un certo punto un poliziotto scende dall’auto parcheggiata a pochi metri e mi si avvicina: 

– Cortesemente mi può favorire i documenti?
Io cortesemente rispondo che “certo, ma ho fatto qualcosa che non va?” e intanto tiro fuori il mio documento che, ci penso solo in quel momento, è reduce dal famoso acquazzone del concerto di Battitato di Luglio. Tutto arricciato dall’umidità e un poco scolorito. Speriamo bene.

– Lei parla molto bene l’Italiano- dice il poliziotto, senza più guardarmi in faccia, mentre prende in mano la carta d’identità che reca ovviamente lo stemma della REPVBBLICA ITALIANA. Vorrei urlargli “Lei ha vinto il premio CAG dell’anno”, ma mi trattengo. Non risponde alla mia domanda: avrò fatto qualcosa di male? Avrà sospettato che sono modenese in terra bolognese? Naaa, nemmeno lui è di Bologna.

Mi guarda, guarda la foto, mi riguarda, riguarda la foto. Ogni volta che mi fermano, in Spagna, in Brasile, in centro a Modena, è sempre la stessa cosa. Indipendentemente da documento si crea sempre uno sfasamento tra la foto e la mia faccia evidentemente.

Alla fine, con estrema amarezza nella faccia finalmente lo riconosce – ma lei è Italiano! -. Ora non sto più nella pelle, mi immagino con otto megafoni posizionati davanti a un microfono a sua volta collegato all’impanto di un concerto degli WHO dei bei tempi mentre gli urlo PREMIO GAC, PREMIO GAC, PREMIO GAC!!! Vorrei anche dirgli che per come si stavano mettendo le cose pensavo fosse un carabiniere travestito dal poliziotto. Taccio ancora. L’ironia potrebbe non piacergli.

Va verso l’auto, si siede, borbotta qualcosa negli ammennicoli radiotrasmittenti e tre minuti dopo torna, riconsegnandomi il documento e congedandomi. Lo vedo con la coda dell’occhio puntare ad un ragazzo di colore seduto li vicino. Speriamo non lo scambi per cinese, se no ci rimane male due volte in un giorno.