sovietcigarettesandstuff:

forgottenbones:

kaw:

Quello a sinistra è il poster di un film. Quello a destra è il poster dello stesso film ma in Italia.
Ci rendiamo conto che nel 2015 stiamo ANCORA a fare i titolini con l’amore e i giochi di parole da mentecatti e “amore” scritto con la @ MANNAGGIA A QUELLA PUTTANA DI VOSTRA MADRE QUANDO HA DECISO DI NON MANDARVI IN MINIERA?!?!?

Sembra una cagata anche in originale, ma sulla scala del Guttalax il titolo italiano è più in alto…

il mio pessimume dragomannesco ha avuto il lampo di genio di tradurre “two night stand” con “due botte e via”.

Ringraziate la madonna che la traduzione per il cinema non è stata mai nelle mie corde.

Vogliamo la soviet titolatrice ufficiale di tutti i film stranieri in italia. Petizione online subito.

txchnologist:

Filling That Hole in Your Heart

Repairing defects and ruptures deep inside the body may have just gotten a whole lot less invasive. Up until now, fixing damaged cardiac tissue, ulcers, hernias and holes in other places within patients has meant serious surgery and sutures to bring tissue together so it can repair itself.

But researchers have unveiled a new, much less invasive procedure that harnesses a catheter equipped with inflatable balloons and ultraviolet-light-activated, biodegradable adhesive patches.

A team from Boston Children’s Hospital, Harvard and Brigham and Women’s Hospital catheter has successfully used the device in animals to repair holes in organs without needing to resort to risky major surgery and stitches that can erode tissue over time. Learn more and see the device deployed on actual ruptured heart tissue below.

Keep reading

Di Berlino e Primark.

coqbaroque:

Come secondo Andy Warhol a Firenze c’era una
sola cosa bella ed era McDonalds, per la mia compagna a Berlino c’è una sola cosa
che vale la pena vedere, e non è il muro, ma Primark.

Per quelli di voi che non lo conoscono,
Primark, è come l’inferno, ma con le donne assatanate di sconti al posto dei
diavoli col forcone e, vi assicuro, sono più terrificanti le prime.

A Berlino ci sono due Primark, uno ad
Alexanderplatz e uno a Steglitz. Se volete fare shopping e farvi fratturare due
rotule andate a Steglitz, se invece puntate direttamente all’invalidità, fatevi
due ore ad Alexanderplatz.  

Primark apre alle 10 del mattino. Alle 9,50
è pulito e ordinato come un ospedale giapponese, alle 10 e 05 sembra la
discarica di Malagrotta. E sono entrate solo due clienti.

Il fatto che da Primark l’abbigliamento
costi, diciamolo, poco, fa si che le donne si sentano in diritto di trattarlo
male ancora prima di averlo comprato, anzi, proprio per il fatto di non averlo
comprato. Lo provi, non ti sta? Buttalo per terra. Lo prendi in mano, non ti
piace il tessuto? Buttalo per terra. Lo guardi, ti piace il modello ma non il
colore? Buttali tutti per terra. E picchia il commesso.

A tre ore dall’apertura ci sono più vestiti
per terra che sulle relle, complice anche la diversa attitudine allo shopping
delle donne ripetto agli uomini.

Un uomo entra in camerino con due paia di
jeans: uno della taglia dell’ultimo paio di jeans che ha comprato e uno un po’
più grande, nel caso in cui da quando hanno abbattuto le Torri Gemelle lui sia
leggermente ingrassato.

La donna entra in camerino con: i jeans
della sua taglia, i jeans della taglia che vorrebbe, i jeans della taglia che
pensa di avere, i jeans della taglia che farebbe invidia alle colleghe, i jeans
della taglia di Lady Gaga, il reggiseno di Katy Perry, le mutande di Nicki
Minaj, si guarda allo specchio, sembra Donatella Versace appena pippato,
vorrebbe il photoshop di Madonna, si incazza, butta tutto per terra. E picchia
il commesso.

Però Berlino è bella.

cercasi ispirazione

masoassai:

picmesilly:

travel books: diari/romanzi/fiction-or-not/anything ..
idee? suggestions?

@masoassai, @literatureismyutopia, @literaryjukebox, @teachingliteracy & tutti gli appassionati ..HELP!

be’, chatwin (adelphi) a manetta (le vie dei canti, ma anche un libro di racconti che ora non rammento, dove rammenta di una notte d’amore in africa con struggente erotismo*) o i libri di ibn battuta (einaudi), per quanto riguarda la letteratura da viaggio. a me anche le storie di terra e di mare di salgari (mondadori) garbarono un sacco.
e, quasi off topic: la vera storia del pirata long john silver (iperborea)

*te viè voja si nun ce l’avevi

Quoto Chatwin come non ci fosse un domani, e sempre di lui aggiungo “In patagonia”. Poi, in ordine sparso: “Shantaram”, di Gregory David Roberts; “Sulla strada” di Jack Kerouac; “Millennio”, di Manuel Vazquez Montalban; “Da Roma a Saigon in Vespa“ di Giorgio Bettinelli; “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, di Robert Pirsig. Di Louis Sepulveda sono troppi per citarli tutti, diciamo intanto “Il mondo alla fine del mondo“, “La frontiera scomparsa“ e “Patagonia express“, ma ce ne sono anche molti altri. Sepulveda e’ da leggere tutto. Di Umberto Eco “L’isola del giorno prima“ e “Baudolino”. Poi ovviamente tutto Jules Verne. Se proprio devi iniziare da zero, comincerei dalla trilogia dell’isola misteriosa, di Verne: “Ventimila leghe sotto i mari”, “L’isola misteriosa“ e “I figli del Capitano Grant“.

Per quanto riguarda le graphic novel, che in questo caso chiamare genericamente “fumetti“ é a dir poco riduttivo, ce ne sono tante a tema viaggio. Metterei intanto tutte le storie con Corto Maltese, di Hugo Pratt a partire da “Una ballata sul mare salato”, “Favola di Venezia”, e “Corte sconta detta arcana”. Ma anche le altre: Corto Maltese e’ l’icona del viaggio e dell’avventura per eccellenza. Poi di Guy Delisle almeno “Pyongyang“, “Shenzen“, “Cronache birmane“ e “Cronache di Gerusalemme“. Di Joe Sacco “Palestina”.